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Viterbo, festa abusiva in casa: 12 denunciati. Si erano ribellati alla polizia

Alessio De Parri
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Viterbo, la polizia ha denunciato 12 extracomunitari, rifugiati di origine africana, sorpresi domenica sera, 28 marzo, tutti ammassati in un appartamento all’inizio di via dell’Orologio Vecchio. All’arrivo degli agenti, infatti, si sarebbero rifiutati di farsi identificare. Gli stranieri, che stavano dando vita ad una festa privata all’interno di un’abitazione che affaccia su piazza delle Erbe, sono stati anche sanzionati per violazione delle norme anti contagio. E’ il bilancio del blitz delle forze dell’ordine, che abbiamo riportato ieri, intervenute due giorni fa intorno alle 21 in pieno centro storico. Al 113, infatti, un residente aveva segnalato la presenza di un assembramento in un appartamento da dove provenivano urla, schiamazzi e musica ad alto volume.

 

 

Sul posto sono intervenuti gli uomini della squadra volante che all’interno della casa di via dell’Orologio Vecchio hanno trovato 12 persone, tutte extracomunitarie, assembrate in violazione delle norme previste per contenere il contagio. Anche con il supporto di una camionetta della polizia e di un paio di pattuglie dei carabinieri, gli agenti sono riusciti a sgomberare l’abitazione per procedere all’identificazione degli stranieri, che è cominciata in piazza delle Erbe e si è conclusa a tarda notte in questura. Un’opera di convincimento non facile, durata più di un’ora, visto che qualcuno degli extracomunitari si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità.

 

 

C’è chi ha alzato la voce di fronte ai poliziotti, a tal punto che diversi residenti di piazza delle Erbe, attirati dalle urla, si sono affacciati dalle finestre delle loro case per capire cosa stesse accadendo. “Gli stranieri, regolari sul territorio nazionale - rende noto l’ufficio stampa della questura che riscostruisce quanto avvenuto -, alcuni dei quali si sono rifiutati di comunicare le generalità, sono stati tutti sanzionati per aver contravvenuto alla normativa anti Covid ed alcuni di loro denunciati per rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale”.