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Lazio, concorsopoli in Regione. Anche i commissari d'esame erano del Pd

Massimiliano Conti
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Anche gli esaminatori dei funzionari assunti alla Pisana sono legati al centrosinistra: la concorsopoli in Regione si allarga e diventa sempre più imbarazzante per il Pd e Zingaretti, al quale i consiglieri di FdI chiedono ora di chiarire la vicenda in aula. Difficilmente il governatore lo farà durante la seduta di oggi, mercoledì 31 marzo, dedicata al piano dei rifiuti, anche se dai banchi della minoranza promettono fuoco e fiamme con un’interrogazione presentata da Chiara Colosimo, che ha invocato una commissione d’inchiesta. 

 

Da parte sua, il governatore tradisce nervosismo: “Nessuno chiede a Draghi cosa fa la presidenza della Camera”, ha detto chiamandosi fuori dall’affare ma chiamando in causa l’intero ufficio di presidenza del Consiglio regionale, inclusi due nomi pesanti della grande famiglia dem: oltre a Buschini, la consigliera Michela Di Biase, moglie del ministro dei beni culturali Dario Franceschini. E’ stato l’ufficio di presidenza, durante le feste di Natale, a dare il via libera alle 16 assunzioni negli uffici della Pisana - a cui vanno aggiunte le 8 al Comune di Guidonia e le 2 a quello di Tivoli - pescando da una graduatoria del Comune di Allumiere infarcita di collaboratori di segreterie di partito e militanti, nella stragrande maggioranza dem ma anche del M5S e della Lega. Gli stessi partiti presenti nell’ufficio di presidenza della Pisana, composto da 6 persone: oltre a Buschini, i vicepresidenti Giuseppe Cangemi (Lega) e Devid Porrello (M5S), un altro salviniano Daniele Giannini, Gianluca Quadrana (eletto nella lista civica di Zingaretti) e, appunto, la signora Di Biase in Franceschini. Già consigliera comunale in Campidoglio ai tempi di Ignazio Marino, quest’ultima fu una dei firmatari della famosa mozione di sfiducia contro il sindaco-chirurgo. Il quale oggi coglie l’occasione per togliersi qualche macigno dalle scarpe: “Durante la mia campagna elettorale assicurai che non avrei assunto sulla base di amicizie o tessere di partito. Nel Pd applaudivano. Poi si presentarono con la lista dei conoscenti”, ha dichiarato, puntando l’indice, tra i cesaricidi, proprio contro la Di Biase e contro un altro dem, Marco Palumbo, vale a dire uno dei 26 della lista di Allumiere assunto non in Regione ma al Comune di Guidonia: “Questa storia narra di due miei accoltellatori, Palumbo e Di Biase”, ha aggiunto l’ex sindaco.

 


Tutta la storia è diventata ancora più imbarazzante ieri, quando si è scoperto che anche i tre commissari individuati ad Allumiere per giudicare gli oltre 600 candidati a 5 posti da funzionari sono tutti legati al centrosinistra: manager con contratti precari e quindi soggetti alla fiducia dei rispettivi sindaci. La commissione era presieduta da Andrea Mori, dirigente a tempo determinato del Comune di Allumiere con contratti di collaborazione anche a Tolfa e Ladispoli. Per la cronaca, il sindaco di Allumiere è quell’Antonio Pasquini che da tre anni lavora in comando nella presidenza del Consiglio regionale. Gli altri due commissari erano Elpidio Bucci, dirigente del Comune di Frascati “grazie a una nomina fiduciaria dell’ex sindaco Roberto Mastrosanti, appoggiato da Italia Viva prima e dopo la sfiducia di metà febbraio”, e Riccardo Rapalli, manager part time al Comune di Ladispoli e ora a Tivoli. Due comuni, guarda caso, che hanno attinto, insieme alla presidenza del consiglio regionale, nella famosa lista degli idonei di Allumiere.  A Zingaretti la Colosimo, chiede, oltre che di fare chiarezza sulle assunzioni, se non ritenga opportuno revocare, “con effetto immediato, il comando del dipendente della presidenza del Consiglio regionale, Antonio Pasquini”, e se non ritenga opportuno “approfondire le perplessità emerse nella composizione della commissione giudicante del concorso di Allumiere”. Infine la consigliera di Fratelli d’Italia vuole sapere se la procedura che ha portato alle assunzioni in Consiglio regionale, “sia stata valutata con attenzione dal responsabile della trasparenza e dell’anticorruzione, a prescindere dall’eventuale lontano rapporto avuto con il Comune di Allumiere”.