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Viterbo, omicidio Sestina Arcuri. Il fidanzato: "Non l'ho uccisa". La criminologa Bruzzone: "Racconto del figlio non credibile"

Valeria Terranova
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Al processo per la morte di Maria Sestina Arcuri ieri, lunedì 30 marzo, è stato il giorno dell’imputato, che ha rilasciato le tanto attese dichiarazioni spontanee, e della criminologa Roberta Bruzzone, perito di parte per la difesa del giovane. Andrea Landolfi, rappresentato dagli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, nel corso di una lunga deposizione alla fine di un’udienza fiume ha ricostruito le fasi di ciò che, a suo dire, accadde nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 nella casa della nonna, a Ronciglione, dove la parrucchiera, precipitò dalle scale. L’imputato ha concluso l’accorato appello ai giudici proclamandosi innocente: “Non sono stato io a spingerla e a farla cadere”. 

 

Entrando nei dettagli, Landolfi ha raccontato che Sestina si sarebbe ingelosita per il modo con cui il fidanzato si sarebbe posto nei confronti di una cameriera che gestì le loro ordinazioni la sera del 3 febbraio al pub “Il Castello”. “Era convinta che tra noi ci fosse stato del tenero”, ha spiegato il pugile di 32 anni. “Un volta arrivati a casa di mia nonna Sestina si fermò sul ballatoio delle scale e mi puntò il dito sul petto dicendomi ‘tu con quella ci sei andato a letto, la conosci’, e nel parlare avanzava sempre di più. Io misi il piede sinistro sulla base dell’ultimo gradino, il destro sul penultimo e la pregai di ascoltarmi. Le dissi che le avevo fatto conoscere mio figlio e le ricordai i progetti che avevamo insieme, come quello di traslocare e di avere un bambino e le chiesi di finirla lì. Ci abbracciammo e dopo esserci detti ‘ti amo’, le feci una battuta dicendo ‘alla fine la ragazza del pub non era brutta’ e, a quel punto - ha proseguito Landolfi -, lei mandandomi a quel paese mi spinse. Ha cercato di trattenermi dal bavero della felpa mentre io ho cercato un appiglio, ma ad un certo punto ho visto come se lei mi scavalcasse e mi sono coperto il volto con le braccia. Poi ho sentito due tonfi e subito dopo il mio. Avevo la vista annebbiata e subito dopo ho visto mia nonna cercare di sollevare Sestina, ma sapendo che è anziana e poteva fare fatica mi sono avvicinato e, sono sincero, le ho dato una botta per scansarla e impedirle di fare uno sforzo. Sestina lamentava un dolore alla schiena e io proposi di chiamare l’ambulanza - ha detto ancora l’imputato -, ma lei mi disse che aveva bisogno di riposo e che si sarebbe fatta vedere l’indomani all’Umberto I, visto che avrei dovuto fare una visita chirurgica. Così la accompagnai in camera, la misi sul letto e mi occupai di mio figlio. Quando mi sdraiai accanto a lei mi rivelò di aver trovato in me qualcuno che la proteggesse, dato che il suo ex la stalkerizzava e aveva cercato due volte di ucciderla. Poco dopò vomitò due volte e quando vidi il sangue mi preoccupai, anche perché lei non mi riconosceva più. A quel punto chiamai mia zia che mi disse di contattare il 118. Rimasi con Sestina fino a quando mi fu possibile. La verità ripaga sempre e tutto quello che posso dire e che sono innocente”

 

Prima delle dichiarazioni spontanee di Landolfi, Roberta Bruzzone ha invece contestato la testimonianza fornita dal figlioletto di Andrea. Che, a dire della psicologa forense e criminologa, perito della difesa, sarebbe stata raccolta troppo tardi, quando il bambino sarebbe già stato condizionato dalla madre: “Le dichiarazioni del figlio non sono attendibili”, ha detto la Bruzzone, che ha esposto e sviscerato i nodi cruciali messi in luce nella propria relazione in merito all’esame al quale venne sottoposto il piccolo, all’epoca di soli 5 anni, risalente a fine febbraio 2019. Secondo la criminologa le dichiarazioni del bambino non sono attendibili in quanto la sua idoneità a rendere testimonianza e i racconti da lui forniti sarebbero stati inficiati dall’intromissione della madre in una fase precedente all’ascolto protetto e, in seguito, dalle modalità con cui è stato esaminato dalla consulente della Procura, che non avrebbe rispettato le linee guida dei protocolli internazionali.  “Tutto quello che dico è riscontrabile nelle trascrizioni e vi invito a vedere il video - ha spiegato la criminologa -. Il bimbo è stato ascoltato per 125 minuti, quando invece il tempo massimo è di 60 minuti. Inoltre, quello che ha traumatizzato il figlio di Landolfi non era ciò che aveva visto quella sera, a cui il bimbo non dà peso, non mostrando la minima preoccupazione per ciò che accadde. E’ la consulente che ripete più volte ‘so che è difficile parlare di quelle cose. Sestina si è fatta molto male’. Per lui invece, ripeto, non era importante. Era arrabbiato col padre e aveva sviluppato un senso abbandonico perché lo aveva visto sparire all’improvviso, così come il resto della famiglia di lui e non riusciva a spiegarselo. L’unico punto di riferimento che gli era rimasto era la madre - ha concluso -, nei cui confronti si è dimostrato compiacente e il fatto che abbia chiamato in causa la figura dello squalo non è riconducibile al padre che, non aveva più visto, ma alla situazione che stava vivendo”.