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Mafia Viterbese, processo d'appello. Le parti civili: "Vittime poco tutelate"

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Lunedì 22 marzo è entrata nel vivo la seconda fase del processo Mafia viterbese in corte d’appello a Roma. Sono ricorsi in appello i due boss, Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, e gli altri 8 componenti della organizzazione malavitosa che vennero condannati l’11 giugno dello scorso anno complessivamente a oltre 79 anni di carcere. Il procuratore generale, dopo aver fatto riferimento al pentito Sokol Dervishi il quale a suo parere merita l’applicazione delle attenuanti generiche per aver collaborato con la giustizia, al termine della requisitoria ha concluso riferendo che la corte valuterà la sentenza nella sua interezza considerando inoltre la durezza delle pene applicate e se le stesse vadano rimodellate alla fattispecie in esame. “Questa conclusione ci ha lasciato un po’ perplessi – ha riferito l’avvocato Marco Russo, che rappresenta il Comune di Viterbo, che fa parte delle 19 parti civili-. Ma per noi l’importante è che tenga l’impianto generale delle motivazioni della sentenza sotto il profilo del reato associativo e del metodo mafioso”.

 

Tra le numerose parti civili c’è anche l’avvocato Roberto Alabiso, presidente della Camera Penale di Viterbo, il quale a sua volta difende altre vittime ed è rappresentato dall’avvocatessa Eleonora Olimpieri. “L’affermazione del procuratore ci ha lasciato sorpresi. Noi come parti civili abbiamo concluso rappresentando la gravità dei fatti per il comune di Viterbo, per la città, per gli imprenditori, per i politici e i professionisti che furono coinvolti – ha spiegato il legale -. La collega che mi assiste in questa vicenda ha chiarito che per il nostro studio fu un periodo complicato a causa di un clima di estrema apprensione e per il terrorismo psicologico che si diffuse ovunque in quegli anni. Ci aspettiamo un sostegno significativo da parte del rappresentante della pubblica accusa, ma quella frase ci ha lasciato l’amaro in bocca considerando che gli imputati hanno usufruito della riduzione di un terzo per via del rito abbreviato. La corte certamente non ha bisogno di stimoli perché certamente verificherà il tutto".

 

"Ma c’è un discorso molto serio da affrontare ed è quello delle parti offese - continua - Astraendomi dalla mia professione c’è da dire che è un dato di fatto che in Italia le parti offese non siano molto tutelate e noi lo riscontriamo tutti i giorni come legali. Pertanto quando ci si trova in mezzo si è costretti a qualche riflessione in più e mi sono chiesto: ma la parte offesa è tutelata dal nostro ordinamento? Nel contesto generale non accade spesso nonostante gli sforzi degli avvocati. Sarebbe opportuna una parificazione delle tutele. E’ un discorso complicato che non dev’essere banalizzato. Ma devo ammettere che ne sono uscito con un briciolo di amarezza”.