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Viterbo Covid, la battaglia delle cassiere dei supermercati: "Ci lasciano senza vaccino"

Daniela Venanzi
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La trovi sempre a mettere in ordine, a scaricare materiale, sistemare scaffali, e insegnare ai più giovani il mestiere. E’ instancabile, lavoratrice indefessa, determinata e passionale, Rita Gentili. Una tipa diretta, cinquantuno anni, capelli corti e pochi espedienti diplomatici. Lavora in tre punti vendita Conad della Tuscia che contano circa 70 impiegati. Da lei è partita la rivendicazione per attirare i riflettori sulla categoria dei dipendenti dei supermercati, e non accetta compromessi, non vuole sentire storie. I contatti di migliaia di persone, ogni giorno espongono tutti, i cassieri e gli operai, a pericoli enormi rispetto alla possibilità di contrarre il Covid.

 

 

Dopo la partecipazione alla puntata di Del Debbio durante la quale lei e alcuni colleghi hanno avanzato la richiesta di una vaccinazione ad hoc per il settore, nessuno si è mosso, e lei, la “pasionaria” dei supermercati torna di nuovo in scena. In ragione di numeri impressionanti, non demorde: nei tre supermercati che fanno parte della stessa società in cui lei si avvicenda e che sono il Conad di Orte, quello di Vetralla e quello di Vallerano, i clienti che si aggirano all’interno ogni giorno, sfiorano quota 3.000, un gigantesco numero. “Parliamoci chiaro – esordisce – nessuno vuole togliere la precedenza a disabili, operatori della sanità, i più fragili e gli anziani. Quelli vengono sempre prima di ogni altro. Ma subito dopo ci siamo noi. E’ un semplice fatto di tutela della salute. E non mi vengano a parlare di avvocati, banche, notai. Gente che riceve solo su appuntamento, praticamente dal giorno dopo in cui è scoppiata la pandemia. Io oggi mi trovo qui, al supermercato di Vetralla ed entrerò in contatto, senza Dad, senza remoto, e senza appuntamento forse anche con 1.200 persone”. 

 


 

Certo a pensarci anche per statistica, in questo numero impressionante, ci saranno sicuramente positivi asintomatici.
“Guardi, chi non vive la nostra realtà, non può nemmeno rendersi conto di quanto siamo esposti. Pensi alle cassiere, ma anche chi mette a posto gli scaffali, o sta nel reparto ortofrutta, il numero è contingentato, ma capita sempre quello che si avvicina, che non mette bene la mascherina, che per noncuranza o distrazione ti può esporre al virus. I due metri di distanza spesso sono disattesi, ci passano vicini con il carrello e neanche se ne rendono conto. E’ un fatto di protezione, non solo per noi ma per i clienti stessi. Visto che fare la spesa è una necessità, la tutela è d’obbligo”. 
Dopo le prime proteste siete stati contattati da qualcuno? E il sindacato rispetto al vostro grido di allarme si è fatto sentire? 
“Non ci posso credere neanche io, ma nessuno si è fatto vivo. Se pensiamo che i sindacalisti si muovono anche per l’ora di permesso, sono rimasta basita da questo silenzio imbarazzante. Così come il Comune o la Regione. Nessun esponente, nessun sindacalista, nessun politico ci ha fatto sentire la sua vicinanza. Ci sentiamo abbandonati – insiste Rita – l’unica a difenderci è stata l’azienda per la quale lavoriamo e che ci ha dotato di tutti i dispositivi di sicurezza. Mascherine, gel igienizzante, guanti. Per il resto siamo soli”. 
E la solidarietà della gente, almeno quella, vi è arrivata? 
“Come al solito quando la politica e le istituzioni latitano, ci pensa il popolo a dare sostegno. In questo caso abbiamo ricevuto il plauso dei nostri clienti che ci fanno i complimenti e apprezzano la determinazione che mettiamo in questa battaglia anche a loro tutela. Se prima di ogni cosa si deve salvaguardare la salute, allora adesso tocca a noi”. 
Insomma la battaglia è appena cominciata, per Rita e per tutti quelli che lavorano con lei. D’altra parte per vincere una guerra ci vuole soprattutto la perseveranza e a quanto pare alla dinamica impiegata Conad non manca. Nel frattempo la speranza è che qualcuno si svegli dal torpore e affianchi questi lavoratori nelle loro giuste rivendicazioni.