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Tarquinia, la processione del Cristo Risorto salta per il secondo anno di fila

Fabrizio Ercolani
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Tarquinia, per il secondo anno consecutivo il Cristo che corre non lascerà la sua dimora. Salta anche quest’anno la processione del Cristo Risorto con la statua che rimarrà all’interno della chiesa di San Giuseppe. L’ultima volta, prima del 2020, che la processione non ha avuto luogo, era il 1944, anche allora si trattava di un dramma mondiale. La rivista “Il Temporale”, nelle edicole tarquiniesi nel 1971, raccontò come la statua, ai tempi della seconda guerra mondiale, mancò due uscite, nel ’43 e ’44. Le cronache delle Benedettine, invece, parlano di un intervallo di addirittura tre anni, dal 1942 al 1944. 

 

 

Di certo, in entrambe le versioni, il Cristo Risorto è tornato a uscire il 31 marzo 1945: era un sabato, perché sino al 1951 la tradizione della processione a Tarquinia coinvolgeva non già la domenica, ma appunto il sabato sera. Il primo appuntamento domenicale fu il 13 aprile 1952, mentre il 6 aprile del 1958 per la prima volta il corteo uscì dall’arco di via Garibaldi per arrivare a salutare i malati nel cortile dell’ospedale cittadino. Ultima curiosità: il 17 aprile 1960 a Tarquinia pioveva, e dopo lunga, ma invano speranzosa attesa sul portone della chiesa, i portatori dovettero arrendersi e la statua restò in chiesa. Il corteo, per la prima e unica volta, finora nella sua storia, fu recuperato il giorno dopo, ma come racconta in una lettera Domenico Confalonieri, documento riportato naturalmente da Balduini, la Pasquetta non registrò lo stesso entusiasmo della domenica, con meno persone – e soprattutto pochi “forestieri” – sul percorso.

 

 

Per i tarquiniesi Pasqua è il giorno più atteso dell’anno, quello dove l’aspetto religioso e quello folkloristico formano un connubio unico e indissolubile. Non vedere quella statua correre tra le vie della città è un colpo al cuore di ognuno. Chi non ha mai assistito a questo avvenimento, non può rendersi conto di quanto sia grande l’attaccamento dei tarquiniesi verso la statua della risurrezione. Uno dei momenti più intensi è quello in cui la statua, giunta sulla piazza, lentamente si rivolta; lo sguardo del Cristo oltrepassa la folla, va verso la campagna e la sua benedizione giunge alla terra lavorata. Una tradizione già descritta dal grande poeta Vincenzo Cardarelli: “Da San Giuseppe si nomina un’altra parrocchia del mio paese. Questa è gloriosa per possedere la macchina del Redentore, grande, roseo, bellissimo, con gli occhi celesti e un’incredibile ferita sul fianco, che si porta in processione la sera del sabato santo, prima che cali il sole, correndo, con un seguito di tronchi enormi che fanno selva…”.