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Tarquinia, scatta la protesta per la potatura dei lecci

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“La potatura migliore è quella che non si vede”. Prendendo a prestito questa frase molto utilizzata nel campo dell’arboricoltura in molti hanno voluto sottolineare la potatura molto invasiva che è stata fatta ai lecci presenti nella strada che conduce al cimitero. Tante le proteste e le segnalazioni arrivate. Un episodio che rende ancora più urgente l’elaborazione di un regolamento comunale per il verde pubblico, del quale ad oggi il Comune di Tarquinia resta privo. Nei comuni in cui è stato varato viene scritto a chiare lettere come “La potatura delle piante deve assicurare le migliori condizioni di vegetazione e stabilità degli esemplari vegetali e nel rispetto dei nidi dell’avifauna presente. La potatura deve essere limitata alla rimozione di parti di chioma secche, lesionate o alterate da danni fisici o da agenti patogeni".

 

Un intervento imponente, invece quello che ha avuto luogo a Tarquinia, che ha praticamente asportato gran parte della chioma lasciando in cima al tronco solo piccole porzioni di rami. Il leccio è senza dubbio uno degli alberi sempreverdi più rappresentativo del bacino del Mediterraneo. Lo si vede facilmente nei campi a delimitare i confini, lungo i viali cittadini, nei parchi e sulle colline dove spicca per la sua folta chioma. Essendo una pianta molto longeva e capace di raggiungere dimensioni notevoli, alcuni esemplari di leccio sono considerati alberi monumentali. Nella letteratura scientifica, tutti sono concordi che vada evitata una potatura molto pesante, molto simile ad una capitozzatura in quanto si crea un danno molto pesante alla pianta che, con grandi sforzi e sacrifici, dovrà ricostruire una nuova chioma e una nuova struttura arborea. Il tipo di intervento di potatura consigliato è quello di alleggerimento che ha come obiettivo quello ridurre leggermente la porzione di chioma in maniera uniforme su ogni parte dell’albero senza alterarne la struttura e l’aspetto.

 

 

La parte asportata difficilmente deve superare il 20% della chioma. Secondo il parere degli esperti: “Praticando tagli a grossa sezione con asportazione di grosse branche (capitozzatura) si provoca un indebolimento generale dell’esemplare, la perdita del naturale portamento tipico della specie, e la rottura dell’equilibrio chioma-apparato radicale con inizio di processi di decadimento”. Altro punto focale il periodo di potatura: in letteratura non vi è alcun dubbio che si tratti dell’autunno. “Un albero senza chioma è il frutto del lavoro di uomo senza testa”, questa frase cardine di tutti i corsi di potatura forse a Tarquinia è stata dimenticata.