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Viterbo, cocaina e hashish nascosti nello scaldabagno. Pakistano alla sbarra

Valeria Terranova
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Viterbo, un trentenne di origini pakistane l’anno scorso finì alla sbarra con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Quando il 28 febbraio del 2020 gli agenti della squadra mobile della Questura di Viterbo entrarono nel suo appartamento, nel cuore del centro storico, il giovane stava facendo la doccia, del tutto ignaro di essere sotto osservazione da giorni.

“Da fonti riservate venimmo a sapere dell’attività di spaccio messa in piedi dall’imputato. Così organizzammo attività di appostamento, fino a che non vedemmo uscire dall’abitazione un ragazzo che gli somigliava - ha raccontato ieri in aula un soprintendente che prese parte al blitz -. Lo fermammo e ci disse di essere il coinquilino della persona che stavamo cercando. Ma visto che per lo spavento si sentì male chiamammo i soccorsi per trasportarlo in ospedale. Tuttavia disponemmo che il ragazzo venisse sottoposto a un esame radiologico in quanto temevamo che potesse aver ingerito ovuli contenenti droga e che questo potesse essere stata la causa del malessere, ma il riscontro fu negativo. Subito dopo entrammo nell’abitazione in cui, a parte il 32enne pakistano, vi erano altre persone. Nel corso della perquisizione trovammo una scatola nascosta sopra lo scaldabagno dell’unico bagno in cui c’erano 50 grammi di cocaina e altri 4 di hashish, oltre all’occorrente per il confezionamento. La cocaina in parte era già suddivisa e imballata in dosi, mentre il resto era da porzionare”.

 

Nel comodino della camera da letto del giovane i poliziotti rinvennero uno zaino al cui interno c’erano ricevute di alcuni Money Transfer e nel cassetto del comodino un’agenda su cui erano annotati dei rendiconto di denaro e conservati 700 euro in contanti. “Dai calcoli è emerso che il totale degli importi inviati in Pakistan era di 10 mila euro. Ogni transazione era infatti di 1.000 euro – ha spiegato l’agente -. Il denaro però è stato inviato da mittenti diversi tra i quali il coinquilino incontrato e fermato all’esterno del palazzo”. L’imputato, assistito dall’avvocato Giovanni Bartoletti, ha rilasciato spontanee dichiarazioni confermando quelle rilasciate in sede di convalida d’arresto. Il legale ha poi riferito che proprio il coinquilino venne arrestato 6 mesi dopo per lo stesso reato e a questo proposito il Tribunale ha acquisito le sommarie informazioni rese dal ragazzo che non è stato sentito in quanto attualmente si trova nel paese natale. Il dibattimento si avvia verso la discussione che si terrà il 22 ottobre