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Viterbo, nuovo centro commerciale. Polemiche per gli assembramenti durante il taglio del nastro

Massimiliano Conti
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Ha avuto il classico effetto del cerino gettato nella polveriera, l’inaugurazione giovedì scorso, 18 marzo, del punto vendita Globo all’interno del nuovo centro commerciale sulla Cassia Nord, nei pressi del cimitero San Lazzaro. La foto delle autorità e dei politici locali, sindaco Giovanni Arena e sottosegretario Francesco Battistoni in testa, che, a dispetto della zona rossa e proprio nel giorno del ricordo delle vittime del Covid, tagliano il nastro del negozio è diventata subito virale. Dai social si è levata un’onda di rabbia e di indignazione, con la minoranza di Palazzo dei Priori che ha inevitabilmente cavalcato la tigre.

 

Tra i più arrabbiati ci sono gli aderenti all’associazione “Facciamo centro”, che parlano di “un fatto increscioso e gravissimo” e annunciano per oggi un flash mob con l’accensione delle vetrine dei loro negozi in segno di protesta, al grido di “Io apro”.Si è tenuta l’inaugurazione di un centro commerciale in pompa magna con tanto di autorità comunali e comuni cittadini creando assembramento palese in spregio alle regole anticovid decretato con la zona rossa – si legge in una nota -. Ebbene, nella giornata che commemora le vittime del covid questo è stato un affronto al buon senso proprio da chi avrebbe dovuto disporre controlli serrati. Tutti gli esercizi rimasti ad osservare le regole in buon ordine sono rimasti beffati da tutto questo scempio. In attesa che le autorità sanitarie e le forze dell’ordine prendano provvedimenti, noi aderenti all’associazione Facciamo centro, in segno di sdegno accenderemo le vetrine pur rimanendo chiusi per osservare diligentemente le regole”.

 

Ma come è stato possibile inaugurare un negozio di abbigliamento in zona rossa? Tecnicamente è permesso perché l’elenco delle categorie merceologiche considerate di prima necessità, al pari dei generi alimentari, è più lungo di quanto si creda: giornali, tabacchi, articoli di ferramenta ma anche biancheria intima e abbigliamento per bambini. E proprio queste ultime due tipologie di merce rappresentano il grimaldello utilizzato da molte attività per scardinare le porte tutt’altro che blindate della zona rossa. Globo non è certo l’unico marchio ad aver approfittato delle maglie larghe previste dal Dpcm.  “Ho venduto una camicia nascondendola sotto un mucchietto di calzini ammuffiti che ho miracolosamente ritrovato in un angolo dimenticato del magazzino. Ho visto colleghi spacciare un twin-set tra le pieghe di una camicia da notte, o affermare con sicurezza che il paio di scarpe 43, che aveva appena venduto erano da bambino”, ironizza Maurizio Conti, titolare dello storico negozio di abbigliamento di piazza Matteotti a Civita Castellana, tra quelli costretti a rispettare le regole, al contrario, dice, dei “miserabili della grande distribuzione”.