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Viterbo, processo per la morte di Sestina Arcuri. Il perito sul supertestimone: "Non capace di riferire sui fatti"

Valeria Terranova
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Svolta nel processo per l’omicidio di Maria Sestina Arcuri: secondo il perito nominato dal Tribunale, Cristiana Morera, che ha eseguito la perizia sul 33enne ritenuto super teste dall’accusa: “Non si rileva sussistente, nel periziando, una valida capacità generica a testimoniare”. Si tratta del ragazzo che vide la coppia la sera del 3 febbraio del 2019 al pub “Il Castello” di Ronciglione, a poche ore dalla tragedia. Sarebbe stato proprio al 33enne che Andrea Landolfi (accusato dell’omicidio), avrebbe detto: “Saluta Sestina, perché non la rivedi più”.

 

 

A maggio 2020 la Corte d’Assise commissionò una nuova perizia super partes alla psichiatra, nonostante la relazione precedente redatta dalla consulente del pm Franco Pacifici, Miria Brinchi, che esaminò il giovane affetto da un deficit cognitivo. I giudici posero cinque quesiti volti ad accertare la tipologia delle patologie e se queste incidessero sui ricordi, e quindi sulla capacità di comprendere gli eventi e di riportarli correttamente. I giudici chiedevano inoltre se il teste fosse in grado di testimoniare e se le modalità degli esami a cui venne sottoposto in precedenza, potessero aver influito sulla genuinità di quanto già riferito.

 

 

 

Stando a quanto riporta la perizia, il trentenne “è risultato affetto da una disabilità intellettiva moderata-lieve…Tale condizione psicopatologica si ritiene incida sulle capacità mnemoniche. Incide infatti sulla sua capacità di comprendere i fatti di cui è partecipe e poi di riportarli secondo una visione complessa...In relazione alla compromissione delle competenze cognitive, non si rileva sussistente, nel periziando, una valida capacità generica a testimoniare”. Il 33enne, inoltre, appare “vulnerabile ad influenze suggestive, interne ed esterne”. In seguito, l’esperta sostiene che siano “carenti l’insieme delle abilità necessarie ad organizzare e riferire circa lo specifico ricordo dei verbali”. Il resoconto, in conclusione chiarisce anche che “le condizioni psico-fisiche del periziando non consentirebbero di sottoporlo ad un eventuale futuro esame dibattimentale, senza che tale condizione possa nuocere alla sua serenità”.