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Vittorio Sgarbi scrive a Draghi: "La Tuscia non è da zona rossa". Il sindaco di Sutri insorge

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“Non vi è alcuna ragione per cui la Tuscia sia in zona rossa. Con questi numeri sia ripristinata la zona gialla”. E’ quanto chiede, in una lettera inviata al presidente del Consiglio Draghi, il sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi. “Illustre Presidente - scrive Sgarbi - come lei sa, io ho sempre tentato di conciliare le esigenze della salute con la tutela della libertà dei cittadini, evitando che le indicazioni di una parte del mondo scientifico diventassero legge per il Governo, per i sindaci e per gli amministratori. Riconoscendo in lei una capacità di giudizio libero, ho il dovere di indicarle i dati reali della situazione in Tuscia, della cui importanza e civiltà sono testimone in quanto sindaco di Sutri, in una regione, il Lazio, sufficientemente garantita nei numeri dei contagi, grazie al senso di responsabilità dei cittadini".

 

"Nella provincia di Viterbo - continua - passata clamorosamente da zona gialla a zona rossa, come tutto il territorio regionale, si sono registrati, nella giornata di martedì, 46 casi positivi su una popolazione di oltre 300 mila abitanti. Il giorno in cui è stato annunciato l’ingresso in zona rossa anche per la Tuscia, vi erano 89 casi di positività su tutto il territorio”. Secondo Sgarbi, “la Tuscia non può affidare il proprio destino all’andamento regionale dei contagi. Che ne è della necessità di una valutazione ‘chirurgica’ delle restrizioni da imporre, da lei annunciata, e da me condivisa? Pesano come macigni, nella mente esasperata dei cittadini, le parole di Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica alla Lumsa e co-fondatore dello StatGroup-19, riportate da Repubblica: ‘Inseguiamo la pandemia e ci basiamo su dati vecchi di due settimane, l’indice Rt è calcolato male, finiamo in zona rossa senza un perché’".

 

 Constatazioni - evidenzia il sindaco di Sutri - "che persino l’attuale assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, conferma, quando ricorda che il Lazio è passato in zona rossa per dati vecchi di 14 giorni. I dati della Tuscia, poi, confermano la legittimità della permanenza in zona gialla. Per equità e rispetto dei diritti costituzionali, occorre ricordare anche quanto stabilito dal tribunale di Reggio Emilia, con la sentenza numero 54 del 2021, sulla illegittimità dei provvedimenti di restrizione in atto dovuti ai Dpcm, che specifica come la permanenza domiciliare e la limitazione della libertà personale, possono essere disposte o valutate solo dall’autorità giudiziaria. Il giudice di Reggio Emilia si spinge anche più avanti, specificando che neppure un decreto legge potrebbe prevedere, nel nostro ordinamento, l’obbligo della permanenza domiciliare disposto per una pluralità indeterminata di cittadini, ‘posto che l'articolo 13 della Costituzione postula’, si legge nella sentenza, ‘una doppia riserva, di legge e di giurisdizione, implicando necessariamente un provvedimento individuale’. Non è accettabile che vi siano misure coercitive che limitano continuamente la vita dove il rischio è moderato, anche grazie al senso civico delle persone che, dopo un anno di incredibili sacrifici, non possono veder vanificato lo sforzo economico e psicologico compiuto, nel rispetto delle basilari norme di prevenzione del contagio, come i numeri bassi riscontrati in Tuscia testimoniano. Sia il Governo, infine - conclude Sgarbi - a provvedere alla vaccinazione degli italiani nel minor tempo possibile”.