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Viterbo, prostituzione. Venduta come schiava dal fidanzato e messa sul marciapiede. Arrestati gli aguzzini

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Era stata venduta dal fidanzato per 10 mila euro a una banda che poi la costringeva a prostituirsi. L'incubo di una ventenne rumena è finito grazie ai carabinieri di Viterbo che prima l'hanno riportata dalla sua famiglia a Tuscania poi hanno arrestato i suoi aguzzini. Nella giornata di ieri, 16 marzo, i carabinieri del nucleo investigativo, su delega della direzione distrettuale antimafia di Roma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Roma nei confronti di quattro cittadini stranieri, gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di riduzione in schiavitù, tentata alienazione di schiavi, tentata estorsione aggravata, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, cessione di sostanze stupefacenti.

 

Le indagini sono iniziate nel 2019 quando una donna di origini rumene si presentava presso la stazione carabinieri di Tuscania, denunciando la scomparsa della figlia ventenne, della quale non aveva notizie da diverso tempo. In seguito, precisava di aver appreso che la figlia era stata condotta dal fidanzato prima in Inghilterra e poi in Romania, da qui veniva portata in Italia, dove veniva fatta prostituire nella zona nord-est della Capitale. La Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, quindi, delegava le indagini al Nucleo Investigativo di Viterbo che, attraverso complesse attività investigative, anche con l’attivazione di canali di cooperazione internazionale delle Forze di Polizia è riuscito a scoprire che la ragazza era stata letteralmente venduta dal fidanzato, per la somma di 10.000 euro, ad una donna (T.D.) anch’ella di origini rumene che, a Roma, gestiva la prostituzione di diverse altre donne straniere. Per farle riscattare la somma pagata, la ventenne, peraltro con un leggero deficit cognitivo, veniva costretta a prostituirsi in strada, durante le ore notturne, ogni giorno e sottoposta a continue vessazioni. Le venivano anche fatte assumere sostanze stupefacenti prima di essere condotta sul luogo del meretricio. Quando non era costretta ad esercitare tale attività veniva tenuta segregata in casa.

Un cliente, che si era innamorato di lei, ha provato a liberarla. Ma la sfruttatrice e i suoi complici avevano preteso per “liberarla” la somma di  8.000 euro. Al rifiuto dell’uomo di pagare, gli indagati lo avevano minacciato ma lui è riuscito a scappare. La giovane donna, dopo diversi mesi, è riuscita a sfuggire dal controllo degli aguzzini, facendo rientro, con l’aiuto di un connazionale, a Tuscania, presso l’abitazione della madre, dove i Carabinieri le hanno garantito sostegno e tutela.    

 

I Carabinieri, nel contempo, hanno accertato che T.D., con la complicità due cittadini albanesi e un suo connazionale, gestiva un giro di prostituzione, sfruttando diverse giovani donne di origini moldave e rumene. La prostituzione prima del periodo di lockdown del mese di marzo 2020 era gestita in strada, in via dei Prati Fiscali, dove gli indagati si erano accaparrati un tratto di marciapiede, sul quale facevano “prostituire”, sotto un controllo costante, le “loro” donne. Durante il lockdown, invece, veniva svolta in appartamenti della Capitale, pubblicizzati attraverso siti internet oppure, a richiesta dei clienti, veniva svolta a domicilio. 

Nel corso delle indagini, inoltre, si è accertato che gli indagati, oltre a quanto detto, gestivano nella Capitale una fiorente attività di spaccio di cocaina, nonostante le limitazioni imposte in relazione dall’emergenza epidemiologica, con oltre cinquanta clienti. Agli assuntori  veniva effettuata la consegna della droga anche a domicilio, ricorrendo ad escamotage come quello di utilizzare taxi oppure spacciarsi per riders, addetti alla consegna di cibo.  Uno dei soggetti coinvolti nello spaccio di droga si era reso responsabile anche di una rapina impropria. Infatti, il 26 febbraio 2020, insieme ad un complice si  era introdotto in un’abitazione della Capitale per consumare un furto; scoperto dagli agenti della Polizia di Stato, si era scagliato contro uno di questi per guadagnarsi la fuga. Il volume d’affari degli indagati era veramente importate: per la prostituzione riuscivano ad incassare 600 euro al giorno, mentre per il giro di droga, realizzavano quotidianamente 1.500 euro. 

Nella giornata di ieri, i militari del Nucleo Investigativo di Viterbo, con la collaborazione di quelli di Catania e Roma, in esecuzione al provvedimento restrittivo, hanno tratto in arresto: T.D. quarantaquattrenne, di origini rumene, rintracciata a Catania; K.G. quarantenne, di origini albanese, rintracciato a Roma; K.E. ventisettenne, di origini albanese, rintracciato a Roma; M.B. ventenne, di origine albanese, rintracciato a Roma. Assieme a loro è stata inoltre arrestata S.V.A., ventunenne di origine romena, compagna del ventisettenne albanese, che durante la perquisizione concomitante all’arresto del compagno è stata sorpresa in possesso di 50 gr. di cocaina suddivisa in 9 dosi, nascoste all’interno di un suo zainetto. Sono stati portati presso le carceri di Viterbo, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, mentre la ventunenne rumena oggi,m 16 marzo,  verrà processata a Roma con rito direttissimo.