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Viterbo, ansia da lockdown. Supermercati presi d'assalto e scaffali svuotati

Massimiliano Conti
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Il primo lockdown non si scorda mai: scuole chiuse e alunni in dad, bar e attività aperti solo per asporto, spostamenti solo per motivi di lavoro o di salute (con autocertificazione a portata di mano) e supermercati letteralmente presi d’assalto. Da Viterbo a Civita Castellana, da Montefiascone a Vetralla, nella Tuscia è tornata anche la psicosi e la corsa all’acquisto. 
Ma se un anno fa, allo scoppio della pandemia, l’ansia da approvvigionamento da generi alimentari poteva avere anche una giustificazione - le attività economiche chiudevano una a una e nessuno sapeva che cosa stava per succedere - stavolta le lunghe file fuori e dentro i supermercati con gli scaffali saccheggiati non hanno alcuna ragione d’essere, se non nel disagio psicologico di chi riempie il carrello della spesa perché teme di ritrovarsi senza cibo o lievito di birra.

 

Sono scene da tempo di guerra, quelle che si stanno rivedendo da venerdì scorso, cioè da quando è stato ufficializzato il passaggio del Lazio da zona gialla a zona rossa. Subito fuori dai supermercati del capoluogo e degli altri centri più grandi si sono creati assembramenti e file. 
Al Superfresco di Civita Castellana venerdì pomeriggio si entrava una alla volta. “Sono andato a fare la spesa come ogni settimana - racconta un cliente - e non pensavo minimamente di ritrovarmi nel mezzo di una bolgia. Tra fila fuori e fila alla cassa ho perso un’ora di tempo. Mi sembrava di essere tornato indietro nel tempo. La gente non sta bene”.
Le immagini dei reparti dei supermercati svuotati dilagano sui social, come l’Eurospin di Santa Barbara: “Ma sul serio stiamo messi così? Opportunismo a mille. Manco chiudessero per 15 giorni di fila... l’ignoranza e il menefreghismo regnano sovrani - ha scritto S. U. sulla pagina Facebook di Viterbo Civica -. Auguri di buona Pasqua a chi ha fatto ‘sta manbassata da cafone”.

 

 

Il fenomeno, va detto, non riguarda solo la provincia di Viterbo: scene simili si vedono in questi giorni sull’intero territorio nazionale, tanto che per ricondurre i consumatori alla ragione è scesa in campo anche la Coldiretti: “L’approvvigionamento di cibo e bevande è assicurato grazie al lavoro di 740 mila aziende agricole e stalle, 70 mila industrie alimentari e una capillare rete di distribuzione con 230 mila punti vendita tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica - assicura l’associazione di categoria -. Le attività della filiera alimentare, dai campi agli scaffali, non si fermano con impegno quotidiano di oltre 3 milioni di persone nell’Italia anche in rosso e arancione”.