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Viterbo, ex comandante della stazione carabinieri di Vejano assolto dall'accusa di concussione

Valeria Terranova
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Viterbo, l’ex comandante dei carabinieri della stazione di Vejano, il maresciallo Santo Antonio Catanzariti, è stato assolto con formula piena da ogni accusa. Nell’estate 2015 il militare salvò la vita a un ragazzo e per il gesto coraggioso ricevette un elogio solenne, ma a settembre del 2016 lo denunciò un insegnante di Canale Monterano che pochi mesi prima l’ufficiale aveva sottratto dalle grinfie di un usuraio, un pregiudicato di Manziana, il quale venne fermato a ottobre 2015 mentre si faceva consegnare 300 euro in contanti proprio dalla vittima, che in cambio di un prestito di 10 mila euro avrebbe dovuto rilasciare diversi assegni per un totale complessivo di 38 mila euro e successivamente altri 7 mila in contanti come interessi destinati alla copertura dei titoli.

Stando alle accuse, il maresciallo entrò in gioco chiedendo al docente 900 euro per coprire alcuni assegni firmati dall’insegnante e circolati dopo la presunta estorsione messa in atto dall’aguzzino che teneva ancora sotto scacco la presunta vittima a suon di minacce. L’educatore, nel corso della propria testimonianza, riferì di aver consegnato la somma a colui che lo aveva tirato fuori dalla vicenda estorsiva in quanto temeva che lo strozzino potesse essere scarcerato. A suo dire, l’allora comandante lo convinse del fatto che quei titoli dovessero arrivare nelle mani del pm di Civitavecchia che stava coordinando l’inchiesta e che gli avrebbe restituito quei soldi. “Poi l’estate seguente al mare incontrai un suo collega – dichiarò in aula la parte offesa - e gli chiesi cosa avrei dovuto fare per farmi ridare i soldi dal maresciallo. Così a settembre lo denunciai”.

 

Diversa la versione dei fatti resa in aula dal carabiniere. “Avrei avuto bisogno di una somma ben più cospicua per risollevare le mie sorti e quelle della mia famiglia dalle difficoltà che stavamo attraversando e lo esortai soltanto ad appianare quello che aveva lasciato in sospeso” – raccontò il militare. Il pm Michele Adragna nella requisitoria ha ritenuto che dall’istruttoria fosse emerso un quadro ben delineato anche a seguito della riqualificazione del reato, derubricato da concussione a truffa aggravata, chiedendo che l’uomo venisse condannato a un anno e un mese. Il difensore dell’ex ufficiale dell’Arma, l’avvocato Remigio Sicilia, rilevando che la stessa parte offesa fosse stata contraddittoria nelle affermazioni e nei contenuti documentati anche nella querela e che la ricostruzione dei passaggi delle somme di denaro non fosse coerente, ha chiesto che il proprio assistito venisse assolto. Richiesta accolta dal collegio presieduto dal giudice Massini “perché il fatto sono sussiste”.