Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, morto dopo caduta dalla finestra di una casa di riposo. I Nas: "Numero degli operatori inadeguato"

  • a
  • a
  • a

È entrato nel vivo ieri il processo in Corte d’Assise a carico di Amedeo Menicacci e Noemi Castellani, entrambi dirigenti della casa di riposo per anziani Villa Iris di Tuscania, a seguito della morte di un anziano che il 15 gennaio del 2019, nel tardo pomeriggio intorno alle ore 19, precipitò da una finestra posta al secondo piano della struttura. “Quando siamo arrivati sul posto alle 19.15 circa, erano già presenti i sanitari del 118 che avevano constatato il decesso dell’ospite. Al momento del nostro intervento c’erano 4 persone: due operatrici socio sanitarie, una cuoca e Amedeo Menicacci. Successivamente abbiamo eseguito ulteriori accertamenti e sopralluoghi dai quali emerse che la vittima era caduta dalla finestra situata al di sopra della terrazza, dove è stato poi rinvenuto il corpo. Il degente si era introdotto all’interno di un locale adiacente alla costruzione principale ancora allo stato grezzo – ha spiegato un maresciallo della stazione dei carabinieri di Tuscania -. Dunque un’area non dedicata agli ospiti che era collegata sia internamente che esternamente all’edificio madre da alcune porte di accesso che erano aperte”. 

 


“La finestra che sporgeva sul terrazzo da cui l’ospite è caduto - ha aggiungo il maresciallo -, era piuttosto bassa, 30 centimetri da terra, ed era situata in una soffitta. Da quanto ci risulta Noemi Castellani era la legale rappresentante della società Came srl che gestiva la Rsa, mentre Amedeo Menicacci gestiva il personale”. In seguito è stato sentito un militare del Nas di Viterbo che, insieme ad altri colleghi, si occupò di ampliare le verifiche sulla struttura.  “Effettuammo 4 controlli dall’11 al 16 febbraio. E abbiamo appurato che la tragedia accadde dopo che la cena era stata servita. Non c’era nessuna ragione per recarsi lì, ma era facile accedere al locale sottotetto e questo rappresenta una criticità importante – ha affermato il militare -. Dai nostri accertamenti risultò che Noemi Castellani non possedesse i titoli necessari e previsti dalla legge per svolgere il proprio ruolo. E che il numero di operatori socio sanitari non era adeguato per garantire una assistenza agli anziani che erano una quarantina. Pertanto non veniva rispettato il requisito minimo stabilito dalla normativa. In un secondo momento abbiamo riscontrato che vennero apposti dei chiavistelli per serrare le porte su indicazione di Menicacci”. 

 


I testimoni hanno riferito inoltre che Gian Paolo Rossi, 81enne di origini toscane, era affetto da Alzheimer, ma la difesa punta a dimostrare che si sia trattato o di una disgrazia o di un gesto volontario. Invece, i familiari invece ritengono che gli imputati non abbiano vigilato abbastanza per evitare il tragico evento.