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Viterbo, boati sottoterra a Orte. Il prefetto chiede aiuto ai sismologi dell'Ingv

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Il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno ha chiesto l’intervento dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) per indagare sull’origine dei boati provenienti dal sottosuolo avvertiti da settimane a Orte. Bruno ha accolto l’appello del sindaco Angelo Giuliani che dopo l’ultimo violento boato, avvertito alle 19 di giovedì nel quartiere di Petignano, aveva chiesto un coinvolgimento, oltre che dell’Ingv, anche dei vertici regionali di vigili del fuoco e protezione civile. Ieri, 5 marzo, intanto il sindaco ha avanzato l’ipotesi che “l’attività riscontrata nel territorio potrebbe avere cause idrotermali che hanno dato luogo a micro scosse di terremoto. E’ solo un’ipotesi - precisa Giuliani - dovuta al fatto che, sempre giovedì scorso, prima del boato a Petignano, ce ne sono stati segnalati altri 2-3 provenienti dalla zona termale di Lucignano, vicino al lago di Vadimone, piccolo specchio d'acqua d’origine vulcanica nella valle del Tevere, dove è ricca la presenza di acqua sulfurea nel sottosuolo”.

 

 

Un boato violento, come quello avvertito qualche ora più tardi dalla popolazione di Petignano, distante un paio di chilometri dalla rupe tufacea (dove finora erano stati avvertiti i precedenti eventi) e sulla riva opposta del Tevere, quella sinistra. C’è da capire, appunto, se la natura di questi ultimi episodi sia la stessa di quelle avvertite in centro e se siano collegate tra loro. Nel caso di Petignano, secondo le testimonianze, si è trattato di un rumore forte, un tonfo di una forza tale da far vibrare oggetti, pavimenti e pareti delle case, paragonabile a una scossa di terremoto. Alcune persone del quartiere sono anche scese in strada. Da qui, come detto, l’appello al prefetto di Giuliani per chiedere controlli più dettagliati con uomini, mezzi e strumenti che solo le autorità competenti in materia possono mettere in campo.

Nei giorni scorsi c’era stato un primo intervento dei vigili del fuoco che in seguito ai sopralluoghi, effettuati con l’ausilio di un elicottero, non avevano rilevato cedimenti strutturali di qualche caseggiato abbandonato e nessuna microfrattura, sia su abitazioni che su pareti rocciose. In precedenza il Comune aveva chiesto alla società del gas e a quella dell’acquedotto di effettuare verifiche sui rispettivi impianti, che in entrambi i casi avevano dato esito negativo. Stesso risultato al termine di un controllo effettuato nella Orte Sotterranea da parte dell’associazione che si occupa delle visite. Visto che grazie al vigili del fuoco era stato escluso anche un possibile cedimento strutturale in superficie, il Comune ha dato poi mandato al geologo Adriano Bonifazi di effettuare rilevazioni di suoni sulla rupe del centro storico.

 

 

Qualche settimana fa, boati simili a quelli di Orte sono stati avvertiti a Capena, nella Sabina romana. Anche in quel caso nessun danno a cose o persone: gli esperti dell’Ingv, dopo gli accertamenti, hanno giustificato i boati come “un fenomeno di sifonamento carsico”, non legato a terremoti veri e propri ma a movimenti d’acqua del sistema carsico sotterraneo, un evento naturale che sembra essere piuttosto diffuso nel Lazio.