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Viterbo, massaggi a luci rosse. Cinese a processo, la testimonianza di un ventenne

Valeria Terranova
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Non erano semplici massaggi orientali quelli offerti da un centro benessere gestito da una 40enne cinese in via Garbini, finita davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini con l’accusa di favoreggiamento, sfruttamento ed esercizio della prostituzione. Il dibattimento a suo carico è ripreso con la testimonianza di un 20enne viterbese che usufruì delle prestazioni a luci rosse proposte dalla pubblicità ammiccante del centro estetico nell’autunno del 2016.

“Questa attività si trovava nelle vicinanze della mia abitazione e l’ho notata dall’insegna - ha raccontato il ragazzo -. Ci sono andato una prima volta a luglio per chiedere informazioni. Poi a settembre io e un amico abbiamo preso un appuntamento telefonico per un massaggio e ci siamo recati lì intorno alle 20. E’ stata la prima e anche l’unica volta. Nella conversazione, però, non avevo esplicitamente chiesto se fosse previsto dell’altro, ma lo avevo immaginato. Una volta entrato ho realizzato di cosa si trattasse effettivamente e solo in quel momento il prosieguo mi è sembrato scontato. Non c’erano altre persone e alla reception sono stato accolto da una ragazza asiatica a cui ho pagato 40 euro per il trattamento. Dopo il massaggio c’è stato questo extra e ho dato 20 euro alla massaggiatrice, vestita con un abito da sera molto succinto, e suppongo fosse cinese anche lei”.

Incalzato dalle domande delle parti, il testimone, sebbene imbarazzato, ha dovuto raccontare i particolari hot entrando nei dettagli piccanti e ha spiegato in cosa era consistito il servizio aggiuntivo a quello da lui richiesto. Le indagini, che a luglio del 2017 portarono alla chiusura dell’attività gestita dall’imputata, assistita dall’avvocato Piero Lorusso del foro di Roma, iniziarono nel settembre del 2016. Gli investigatori, prima di entrare in azione, organizzarono dei complicati e lunghi appostamenti nei paraggi, riuscendo anche a interrogare numerosi clienti, che adesso sembrano restii a presentarsi in Tribunale per rendere ciascuno le proprie dichiarazioni in merito alle esperienze trasgressive vissute nel centro massaggi. Anche questa volta, infatti, alcuni di loro, già citati anche nelle scorse udienze dal pubblico ministero Paola Conti, hanno fatto pervenire per tempo delle giustificazioni. La prossima udienza è stata fissata dal giudice per il 7 luglio, ma se i testi non si presenteranno di loro spontanea volontà verranno prelevati e accompagnati in aula coattivamente dai carabinieri.