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Viterbo, i consiglieri comunali costano 15 mila euro al mese per i gettoni di presenza

Daniela Venanzi
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Cinquantatré euro e 45 centesimi, tanto vale il lavoro dei consiglieri del Comune di Viterbo ogni volta che presenziano in Commissione o in Consiglio Comunale. Così succede che in un mese, a seconda del proprio impegno, si arrivi a prendere da un minimo di 53 fino a 700 euro circa. L’esborso totale mensile per tutti i consiglieri può arrivare, in questo modo, a cifre di tutto rispetto, come quella di ottobre 2020, che è arrivata a 15.200 euro, mese in cui si è discusso il bilancio. L’anno appena passato, però, è stato anche quello della pandemia e ad accorgersene sono stati proprio i consiglieri che dal mese di febbraio hanno percepito nel complesso 10.400 euro per poi passare a quello di marzo, tempo di lockdown, con appena 970 euro e aprile con 800. 

 

Erano i giorni difficili, quelli in cui non si capivano i criteri con cui poter lavorare, quelli durante i quali la paura e la mancanza di direttive esplicite hanno impedito una ordinaria partecipazione.  Da maggio in poi, quando le modalità hanno invece avuto una connotazione chiara, con la possibilità di collegarsi da remoto, si è cominciato a risalire la china. Maggio ha registrato, infatti, 5.600 euro di gettoni di esborso, mentre giugno 12 mila circa e luglio 13 mila. 
A colpire, però, non sono solo i termini economici, e cioè quanto costa al cittadino il lavoro dei consiglieri eletti, ma anche il loro impegno.  C’è infatti chi si distingue per costanza e chi invece per assenze continue. 
Un po’ come a scuola, quando il rendimento e la condotta vengono giudicati anche da questo. Tra i più virtuosi consiglieri, che con la loro continuità danno sempre il loro apporto, saltano all’occhio Andrea Micci con ben 91 presenze, seguito da Massimo Erbetti con 81, e Giulio Marini con 80. 

 

Si distinguono anche Lina Delle Monache con 76 presenze, Giovanni Maria Santucci con 70, Sergio Insogna con 69, Isabella Lotti, Rinaldo Merli e Gianluca Grincini con 66, Matteo Achilli con 67, Luisa Ciambella, Mauro Galati e Luigi Maria Buzzi con 64. 
A scalare, tutti gli altri. La maglia nera per numero di assenze nel 2020 spetta invece a Fabrizio Purchiaroni, che si è presentato solo 12 volte, Francesco Serra 13, Martina Minchella 34 e Paolo Muroni 37. 
C’è da chiedersi perché una volta eletti consiglieri, alcuni rappresentanti politici che hanno incassato la fiducia non sentano la responsabilità e il dovere morale di cui sono stati investiti attraverso il voto dei loro concittadini? E se il problema fosse quello di non potere conciliare lavoro e politica, allora forse sarebbe più giusto ammettere ufficialmente e onestamente l’impossibilità di impegnarsi.