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Viterbo, edilizia in crisi. Orsolini (Federlazio): "Settore a pezzi per il piano paesistico"

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Il nuovo Ptpr a cui la Regione sta lavorando in sostituzione del precedente, approvato nel 2019 e bocciato l’anno scorso dalla Corte costituzionale, condannerà alla paralisi il settore delle costruzioni su tre quarti del territorio della regione Lazio.
A lanciare l’allarme è il presidente di Federlazio edilizia Rino Orsolini. Il nuovo Piano territoriale paesistico è in dirittura di arrivo e dovrebbe essere approvato tra il 3 e il 10 marzo con una sostanziale condivisione da parte di tutte le forze politiche. Stando alle anticipazioni, sarà un piano basato su una parola d’ordine: riuso. D’altra parte l’epoca del consumo di suolo sembra tramontata e scelte diverse rischierebbero di finire di nuovo sotto la mannaia della Soprintendenza e della Consulta.

 

 

I costruttori di Federlazio non nascondono però tutta la loro preoccupazione: “La giunta Zingaretti, d’intesa con il Mibact, intende approvare un Ptpr basato su una gestione del vincolo rigida e complicata, in cui il 75% del territorio regionale sarà sottoposto a normativa paesaggistica”, attacca Orsolini. Un provvedimento “limitante e punitivo”, secondo il costruttore di Vignanello: “Tre quarti del territorio di questa regione, compreso il patrimonio edilizio esistente, dovrà essere escluso dalle recenti innovazioni normative in materia di rigenerazione urbana, agricoltura, commercio, turismo balneare, attività produttive”.
Per questo, Federlazio e le altre associazioni imprenditoriali hanno lanciato un appello a tutti i consiglieri regionali affinché evitino di soffocare ogni residua potenzialità di sviluppo del territorio laziale e viterbese rendendo al contempo estremamente complicata l’attuazione del Recovery Plan.

 

 

Tanto più a fronte degli ultimi allarmanti dati sullo stato di salute dell’edilizia viterbese raccolti dall’Osservatorio di Federlazio, che da sola rappresenta a tutt’oggi il 13% del sistema imprenditoriale provinciale e il 6% dell’occupazione.
L’indagine - basata su un questionario on-line rivolto a un campione rappresentativo di aziende tra la seconda metà del mese di settembre e la fine di ottobre 2020 – evidenzia come l’edilizia continui a registrare da tempo una situazione di difficoltà, che nel periodo dal 2012 al 2018 aveva determinato la chiusura di oltre 500 imprese e una perdita superiore alle 2 mila unità. Nel 2019, le imprese del settore ancora attive erano 4.437 e gli occupati risultavano 6.785, con una contrazione del -6,5% rispetto al 2018.
“Precedentemente alla crisi sanitaria, il comparto aveva quindi fatto registrare alcuni segnali di vitalità in specifici segmenti e una leggera ripresa dei livelli di fiducia delle imprese di maggiori dimensioni, più strutturate e capaci di intercettare la domanda pubblica”, sottolinea il direttore Crea.
L’ultima indagine ha evidenziato invece come, nel periodo gennaio-settembre del 2020, i saldi di opinioni relativamente all’andamento complessivo delle attività aziendali (ovvero la differenza aritmetica tra i giudizi positivi e quelli negativi) siano stati pari al -3% per l’intero campione; al -14 per le imprese con un numero di dipendenti compreso tra 6 e 20 unità e al +17 per quelle con un maggior numero di addetti. Morale: “La seconda ondata della pandemia ha di nuovo frenato la crescita e il futuro si presenta sotto il segno del timore di una nuova battuta d’arresto”.