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Viterbo Covid, 70 medici di base dicono no alle vaccinazioni con Astrazeneca

Alessio De Parri
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Settanta medici di base si sono rifiutati di vaccinare i pazienti con le dosi di AstraZeneca. Infatti, a cinque giorni dal via della campagna di somministrazione del siero anti Covid, fissata per lunedì 1° marzo in tutta la regione, su 225 medici della Tuscia poco più della metà, 117, hanno già aderito, mentre altri 30, che anche loro hanno detto sì, dovranno attendere ancora visto che, essendo stati contagiati dal virus, prima di vaccinare i pazienti dovranno a loro volta ricevere le dosi. Il resto dei medici, 70 circa, hanno scelto invece di non aderire.

 

 

 

Michele Fiore, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) non nasconde la sua delusione per il rifiuto da parte di alcuni suoi colleghi: “La scelta di somministrare i vaccini non è obbligatoria - afferma - per cui la rispetto, anche se ovviamente, da medico, non la condivido affatto. Credevo che la categoria non si ponesse nemmeno il problema e invece così non è stato”. Proprio per questo Fiore lancia un appello ai colleghi contrari: “Non si corrono rischi, per cui non abbiate paura di vaccinare anzi, fatelo per voi e convincete anche i vostri pazienti. Solo così, e anche attraverso una campagna di informazione corretta, riusciremo a sconfiggere il virus”.

 


 

Come avverrà la distribuzione dei vaccini negli studi medici?
“La Asl provvederà alla consegna delle dosi negli studi associati, mentre quelli singoli dovranno pensarci da soli. La distribuzione non è ancora iniziata, ciascun medico riceverà due flaconi di dosi AstraZeneca ogni quindici giorni che gli consentiranno di vaccinare venti pazienti nell’arco delle due settimane”.
Dal 1° marzo si comincerà con la somministrazioni delle dosi alle persone nate nel 1956, i 65enni. In che modo?
“Ciascun medico chiamerà direttamente i pazienti, scaglionati per classi di età, chiedendo se vorranno o meno ricevere il vaccino, per poi eventualmente prenotare l’appuntamento. In base alle previsioni della Regione, dovremmo riuscire a vaccinare due classi di età al mese. Quindi a marzo i nati nel 1956 e 1957 e così a scendere fino ai 18enni. E’ chiaro che tutto dipenderà dalla quantità di dosi che ci verranno messe a disposizione”.
Ci sono delle novità emerse nelle ultime ore?
“Sì, nell’ultimo bollettino della Regione viene precisato che i medici di famiglia, oltre ai soggetti sani, potranno vaccinare anche i soggetti vulnerabili, affetti per esempio, da patologie controllabili come diabete o ipertensione, mentre in precedenza questa categoria era destinata alla vaccinazione nei centri Asl, al pari dei soggetti estremamente vulnerabili, quelli cioè affetti da patologie più gravi, dializzati e trapiantati”.
C’è il rischio che gli studi possano diventare ricettacoli del contagio?
“No, se uno segue le regole della buona vaccinazione, come d’altra parte abbiamo già fatto con la campagna antinfluenzale, effettuata con camici, guanti, dispositivi di protezione e mascherine, spesso doppie, non si corre alcun rischio. Inoltre consiglio ai colleghi di vaccinare i pazienti in momenti diversi dallo studio, in finestre temporali prefissate. Io, ad esempio, nel mio studio ho deciso di vaccinare il sabato mattina”.