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Viterbo, vaccino al personale della scuola. Le primo giorno somministrate 180 dosi

Massimiliano Conti
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Sono iniziate ieri mattina le vaccinazioni del personale scolastico viterbese, sia docente che non docente, nei tre punti dedicati dalla Asl di Viterbo al siero AstraZeneca: la Mazzetta nel capoluogo, la sala Mice del centro commerciale Marcantoni a Civita Castellana e il centro anziani di via delle Torri a Tarquinia. Sono state 60 per ognuno dei tre punti di inoculazione le persone immunizzate ieri mattina. Si proseguirà al ritmo di 180 vaccinati al giorno

 

Finora i lavoratori della scuola che si sono prenotati sul sito regionale sono 1619: 1093 alla Mazzetta, 314 a Civita Castellana e 212 a Tarquinia. In pratica il 32% del totale del personale scolastico, che si aggira intorno alle 5.000 unità, 5.500 se si tiene conto anche del contingente Covid, quello assegnato quest’anno dal ministero agli istituti per fronteggiare l’emergenza sanitaria.
Una percentuale non altissima, probabilmente da mettere in relazione a un certo scetticismo che si registra attorno al vaccino AstraZeneca, ma è vero che le prenotazioni sono aperte solo da giovedì della settimana scorsa e alla Asl di Viterbo confidano che il numero crescerà sensibilmente nei prossimi giorni. D’altra parte l’immunizzazione degli insegnanti e del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) gioca un ruolo fondamentale nella messa in sicurezza delle scuole, le quali finora - complici le criticità nel trasporto pubblico e l’assoluta approssimazione regnante al ministero dell’Istruzione nell’era Azzolina - sono state uno dei principali veicoli di propagazione del virus. 

 

Da parte sua, Silvia Somigli, segretaria organizzativa regionale della Uil Scuola, chiede che l’immunizzazione venga estesa anche ai docenti non residenti nella Tuscia. “La finalità delle vaccinazioni è proteggere gli operatori del mondo della scuola - afferma Somigli -. Tutti, docenti, non docenti e dirigenti, devono essere ammessi alle vaccinazioni per il Covid 19, a prescindere dalla residenza anagrafica o dall’iscrizione negli elenchi degli assistiti presso un medico di base della regione. E’ noto che diversi dipendenti scolastici della provincia di Viterbo, soprattutto con contratto a tempo determinato, non risiedono anagraficamente nella Regione Lazio, e molti sono pendolari. Ma se vogliamo proteggere colleghi e studenti con cui sono a contatto per molte ore in ambienti chiusi l’accesso alla vaccinazione diventa inevitabile”.
È il caso, per esempio, della dirigente scolastica dell’istituto Canevari di Viterbo, Stefania Geremicca, per la quale la segretaria della Uil Scuola auspica “possa prevalere il principio per cui è la sede di servizio a determinare l’accesso al vaccino, considerando che la sua regione di residenza, la Campania, intende vaccinare gli operatori scolastici che hanno la sede di servizio solo in quella regione”.