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Viterbo, omicidio Sestina Arcuri. La difesa il fidanzato: "Non c'è stata omissione di soccorso"

Valeria Terranova
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Mercoledì 23 febbraio Andrea Landolfi potrà dire la sua verità, potrà ripercorrere i momenti che hanno portato alla morte di Maria Sestina Arcuri, la sua fidanzata. Potrà smentire le tante ricostruzioni fatte nel corso di due anni. Landolfi, accusato della morte di Maria Sestina, è infatti atteso in aula dove rilascerà dichiarazioni spontanee. Risale a due anni fa la morte di Maria Sestina Arcuri, 26enne calabrese, che secondo l’accusa sarebbe stata gettata dalla balaustra delle scale da Andrea Landolfi. Fondamentale il racconto della vicina.

Era la notte tra il 3 e il 4 febbraio e i due si trovavano a Ronciglione, in casa della nonna di lui, Mirella Iezzi. Alle prime luci del mattino di quel 4 febbraio, la dirimpettaia di Mirella Iezzi sentì delle voci provenire dall’appartamento di fronte al suo. La quarantenne, di origine romena, avrebbe dovuto essere sentita nel corso dell’ultima udienza, che si è svolta lo scorso 27 gennaio, ma le parti si sono accordate per acquisire il verbale di sommarie informazioni della testimone, compresa nella lista della difesa dell’imputato ma non nell’elenco dei testi citati dalla pubblica accusa. La donna venne convocata dai carabinieri di Ronciglione nel pomeriggio del 4 febbraio e riferì agli inquirenti alcuni particolari temporali ritenuti fondamentali dai difensori di Landolfi, Serena Gasperini e Daniele Fabrizi. Particolari riguardanti i dialoghi da lei percepiti e riconducibili al momento in cui Landolfi era impegnato ad assistere la fidanzata e avrebbe chiamato i soccorsi di lì a poco.

“Erano circa le 5.30-5.45, stavo allattando mio figlio e ho visto l’orologio, nel mentre sentivo la voce di un ragazzo che diceva in modo sostenuto, ma non ad alta voce: ‘non sono Mattia sono Andrea’. Frase ripetuta molte volte, e ogni volta che finiva la frase la ragazza diceva ‘mi fai male’. E nel pronunciare la frase emetteva un lamento di dolore - si legge nel documento -. La discussione tra loro è durata diversi minuti, credo 10-15. Dalle voci mi sembrava che entrassero e uscissero dalla camera da letto posta al piano superiore e attigua alla mia”.

Stando alle ipotesi formulate dal pubblico ministero Franco Pacifici, i sanitari del 118 sono intervenuti dopo la telefonata di Andrea Landolfi, inoltrata quattro ore dopo la caduta, precisamente alle 5.59 di quel lunedì mattina, e al loro arrivo la 26enne era già in stato di incoscienza e versava in condizioni gravissime. La ragazza è arrivata in ambulanza all’ospedale Belcolle di Viterbo un’ora dopo ed è morta il 6 febbraio. Da qui, l’accusa di omissione di soccorso che è stata contestata, oltre al capo di imputazione principale di omicidio volontario che ha portato l’ex pugile e operatore socio sanitario davanti alla corte d’Assise.

Di tutt’altro avviso sono invece i legali dell’imputato, i quali sostengono che non si possa parlare di omissione di soccorso in quanto il 31enne si è preoccupato, chiamando prima i parenti e poi i soccorsi, quando si è reso conto della gravità della situazione, circostanza cruciale nella vicenda che è stata riportata dalla vicina di casa nelle dichiarazioni rese ai militari. “Fino a pochi istanti prima non c’erano stati segnali tali da far temere il peggio. Maria Sestina era vigile e parlava, tanto è vero che anche i Ris hanno rinvenuto e documentato le tracce di sangue nell’area della camera da letto accertando il fatto che la 26enne avesse camminato, nonostante avesse in corso una perdita ematica. E come ha sempre detto Andrea, lui e Sestina erano andati al piano di sopra in camera da letto a dormire, in quanto, a distanza di poche ore si sarebbero dovuti svegliare per andare insieme in un ospedale a Roma in vista di un’operazione a un orecchio a cui lui si sarebbe dovuto sottoporre - ha affermato l’avvocato Serena Gasperini -. E il fatto che si trovassero in quella stanza lo dimostra anche il racconto della vicina di casa che li sente parlare a un orario ben preciso, riuscendo a cogliere un momento essenziale. Per noi questa testimonianza è importantissima, poiché individua l’attimo esatto in cui Andrea realizza che la fidanzata stava davvero male e che ha dato l’allarme, quando la povera Sestina ha iniziato a vaneggiare”.