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Viterbo, aggredisce la capotreno con un cacciavite. Arrestato ragazzo di 28 anni

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Ha minacciato e aggredito la capotreno con un cacciavite per poi provare a fuggire dopo essere sceso dal treno a Viterbo. Ma alla stazione c'era la polizia ad attenderlo. Così un ragazzo di 28 anni è finito in manette per l'aggressione ai danni della donna.

Tutto è avvenuto intorno alle ore 19 di ieri, 17 febbraio, a seguito di una segnalazione di aggressione a bordo treno pervenuta al 113,   due equipaggi della Polizia di Stato dell’Ufficio Prevenzione e Soccorso Pubblico della Questura di Viterbo raggiungevano la stazione di Viterbo Porta Fiorentina,  dove sul binario veniva notato un uomo che cercava di allontanarsi con un cane di grossa taglia. Lo stesso, che veniva bloccato per un controllo,  si dimostrava subito non collaborativo,  rifiutandosi sia di declinare le proprie generalità che di esibire un documento di riconoscimento.  

Contestualmente,  dal treno fermo presso lo scalo, scendeva il capotreno, una donna, visibilmente scossa, che riferiva che poco prima di giungere a quella stazione era stata vittima di un’aggressione verbale e di essere stata minacciata, con un cacciavite, senza motivo, dal ragazzo  bloccato dai poliziotti.  La stessa confermava poi di essere riuscita a raggiungere la testa del treno ed a rifugiarsi  all’interno della cabina dei macchinisti.
Ricorrendone i presupposti,  l’uomo, italiano,  di 28 anni,  veniva sottoposto a perquisizione personale a seguito della quale veniva rinvenuto il cacciavite corrispondente a quello descritto dalla vittima. Insomma c'erano tutti gli elementi per fermare l'uomo in attesa di ulteriori accertamenti che poi hanno confermato i sospetti che c'erano nei suoi confronti.


Al momento dell’accompagnamento in Questura, l’aggressore  ha opposto resistenza e durante il trasporto si rivolgeva ai poliziotti con frasi ingiuriose e insulti. L’uomo, dopo le formalità di rito, veniva quindi denunciato per violenza, resistenza e  minaccia a Pubblico Ufficiale, porto abusivo d’arma e rifiuto d’indicazione sulla propria identità personale.