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Viterbo, caso Manca. Assolta la donna accusata di aver ceduto droga all'urologo

Beatrice Masci
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Monica Mileti, nel 2017 condannata in primo grado a 5 anni e 4 mesi con l’accusa di aver ceduto eroina all’urologo Attilio Manca, trovato morto con due aghi conficcati nel polso e nel braccio, è stata assolta in appello dalla terza sezione del Tribunale di Roma. “Il fatto non sussiste”, questa la formula usata dai giudici. Lei, del resto, si è sempre dichiarata innocente. Con questa sentenza la corte d’appello ribalta le conclusioni dell’inchiesta e l’impianto accusatorio della Procura di Viterbo.

L’assoluzione, se da un lato pone fine all’odissea della donna, dall’altro riapre il caso di Attilio Manca. L’11 febbraio del 2004 il medico, 34 anni, venne trovato morto nella sua casa di Viterbo. Come detto aveva due aghi conficcati nel braccio e nel polso, cosa che aveva portato gli inquirenti a ipotizzare una morte per droga. In un primo momento si parlò di overdose, poi il caso venne archiviato come suicidio. Ma aveva anche il volto pieno di lividi. Poco tempo dopo si fece strada una nuova pista, avvalorata, peraltro, dalle dichiarazioni di cinque pentiti di mafia: Attilio Manca avrebbe raggiunto in Francia, a Marsiglia, dove si scoprirà poi era stato latitante, Bernardo Provenzano. Lo avrebbe raggiunto per operarlo: il boss era affetto da un tumore alla prostata. Si fece strada a quel punto uno scenario secondo il quale la morte per overdose sarebbe stata indotta. Forse per farlo tacere, per paura che Manca rivelasse particolari sulla latitanza del boss. Il contatto tra Manca e Provenzano sarebbe avvenuto in Sicilia, terra di origine del medico, tramite emissari di Binnu ‘u Tratturi. Così era chiamato il boss a causa della violenza con cui eliminava i nemici.

 

Uno scenario, quello legato alla mafia, al quale credettero da subito i familiari del medico. Nel 2018 il caso dell’urologo venne affrontato anche dalla commissione parlamentare Antimafia. Il 21 maggio 2018, a Foggia, in occasione della commemorazione delle vittime di mafia, venne letto anche il nome di Attilio Manca. L’onorevole Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia, a proposito del caso Manca disse: “Tutte le incongruenze che ruotano attorno a questa morte misteriosa sono state denunciate”, mentre, a proposito delle dichiarazioni dei pentiti, evidenziò: “Non siamo stati in grado di escludere questa pista, me nemmeno di affermarla; da parte nostra abbiamo mandato tutti gli atti alla magistratura per valutare se ci siano elementi per riaprire il caso”. Nella relazione, spiegò Rosy Bindi, erano state evidenziate tutte le problematiche e le anomalie dell’inchiesta, anche quelle relative all’assenza di impronte sulle siringhe. Tra le anomalie, il fatto che Manca, mancino, secondo l’accusa si sarebbe iniettato la droga nel braccio sinistro usando la mano destra. Difficile che un mancino possa aver fatto questo. Contro la tesi della morte per overdose, sostenuta dalla Procura di Viterbo, si è sempre schierata la famiglia di Attilio Manca. Ma non solo. L’ex pm Antonio Ingroia dichiarò nel 2014: “La verità è che nel caso Manca c’è stata una distorsione delle prove e la verità è stata occultata. La procura di Viterbo avrebbe dovuto aprire una indagine per favoreggiamento nei confronti degli assassini del medico e invece si sta celebrando un processo farsa nei confronti di Monica Mileti, accusata di aver ceduto la dose di droga che avrebbe ucciso Manca”. Affermazioni che causarono uno scontro tra la Procura di Viterbo e l’ex pm. Ora, con l’uscita di scena di Monica Mileti, resta il giallo sulla morte dell’urologo. Questa assoluzione fa tirare un sospiro di sollievo alla donna accusata di avergli ceduto eroina, ma anche alla mamma di Attilio Manca, che da anni chiede la verità sulla sua morte.