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Viterbo, carciofo ortano in vetrina. Nasce associazione per lanciarlo sul mercato

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Orte, Si è costituita la scorsa settimana l’associazione “Horti in Tiberi”, che raggruppa imprenditori e coltivatori locali per la valorizzazione del carciofo ortano. Nominato presidente Franco Marzoli, uno dei coltivatori diretti che hanno preservato la specie negli anni. Vicepresidente, l’imprenditrice Barbara Vitali. Tra i soci fondatori c’è anche Mario Ciaffi, docente dell’Università della Tuscia, proclamato presidente onorario. La valorizzazione delle tradizioni agricole e della produzione di qualità del territorio vede il carciofo ortano in prima linea, in quanto l’unicità di questo ortaggio, che ha radici antichissime, è tipico di questa parte di territorio pianeggiante sulle sponde del fiume Tevere. In particolare, dalla zona Vagno fino alla zona Molegnano e Baucche.

 

Si tratta di una varietà tardiva del carciofo romanesco (Cynara cardunculus, varietà scolymus L.), che nei decenni anni si è differenziata grazie alle particolari caratteristiche climatiche diverse dalla zona romana, che lo rendono più grande, con meno scarto e con un sapore più buono. Questa “antica” coltura, ben adattata all’ambiente dove si era diffusa, rischiava di perdersi, poiché la tradizione della sua coltivazione si è tramandata solo attraverso anziani produttori. Nonostante tutto, la tradizione del carciofo ortano è rimasta e non è raro trovare ancora in alcuni mercati del Lazio e dell’Umbria varietà di carciofo vendute come “carciofo ortano”, che però non provengono più dalla città della Teverina ma che testimoniano, invece, l’interesse per questa varietà e l’esistenza di possibili filiere di commercializzazione.
Il progetto di recupero ha coinvolto le aziende agricole, i piccoli produttori di carciofo, storici, cultori di tradizioni locali e molti altri soggetti pubblici e privati che, sotto l’ombrello istituzionale fornito dal Comune, hanno inteso reintrodurre la varietà locale con lo scopo di creare una filiera di prodotto di nicchia, che parte dalla produzione per arrivare allo sviluppo commerciale ed alla contestuale valorizzazione gastronomica e culturale del territorio. 

 

Negli anni, al progetto si sono unite anche l’ufficio Biodiversità dell’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (Arsial) e il Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali (Dibaf) dell’Università della Tuscia, che hanno fornito il supporto economico, tecnico e scientifico per la caratterizzazione del carciofo ortano.