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Viterbo, i sindaci disertano l'assemblea su Talete. Si cerca l'intesa sul nuovo Cda

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L’atteso appuntamento di oggi 15 settembre con l’assemblea dei sindaci, chiamati a decidere sul futuro di Talete, sembra destinato a saltare. Tutti, o quasi, dovrebbero infatti non presentarsi. Lo hanno deciso le segreterie politiche di Pd e Forza Italia, alle prese con l’individuazione di un amministratore unico a cui affidare la gestione della società al posto del dimissionario Cda.  In questo scenario, sembra passare in secondo piano la richiesta di una due diligence (studio dei bilanci da affidare a un soggetto altamente specializzato), votata due settimane fa dal Consiglio comunale di Viterbo con un ordine del giorno che prevedeva, prima di nomina la nuova governance, un’attenta e imparziale disamina della situazione finanziaria della società. Il sindaco Arena, da quanto si apprende, ha infatti sì provveduto a far inserire il punto all’ordine del giorno, ma è di tutta evidenza che, se salta l’assemblea, non sarà votato dai sindaci degli altri comuni. 

 

 

Sembra che la strategia sarebbe a questo punto quella di nominare prima il nuovo cda o l’amministratore unico, quindi di affidare a questi l’onere e l’onore di commissionare la due diligence. Il tutto mentre continuano ad infuriare le polemiche per gli importi nelle bollette che stanno arrivando alle famiglie da due settimane. 
Al riguardo, ieri ha di nuovo preso posizione il Comitato non ce la beviamo, che si appella al Consiglio comunale affinché “chieda immediatamente l’accesso ai contributi della fiscalità generale attuando la delibera proposta a suo tempo da questo Comitato ed approvata dal Consiglio stesso”. In pratica, si invoca l’intervento economico di Regione e Stato per alleggerire i costi e garantire la gestione pubblica del servizio.
“Non è tollerabile - è scritto in una nota - che siano caricati sulle bollette 9 milioni all’anno di costi di depurazione da arsenico. La Regione ha sostenuto, per i primi tre anni, le spese di manutenzione dei dearsenificatori con finanziamenti a fondo perduto e poi ha abbandonato i cittadini viterbesi al loro destino”. Sbagliato, secondo il Comitato, il comportamento dei sindaci, “di ogni formazione politica”, che in tutto questo periodo “si sono preoccupati solo di chiedere un prestito ad Arera (mai concesso) e di aumentare le tariffe. Nessuno ha fatto sentire la sua voce sostenendo che l’inquinamento ambientale va sostenuto con fondi pubblici”. 

 


 

“I sindaci - è la conclusione - si sono solo preoccupati di tenere in piedi un carrozzone dove potevano spartirsi poltrone e clientele”, motivo per cui “il sindaco di Viterbo non faccia ancora il pesce in barile. E’ arrivato il momento di applicare la delibera, votata da tutti i maggiori Comuni, che prevede il divieto di aumento delle tariffe e di entrata dei privati nella gestione dell’acqua; e l’istanza di accesso alla fiscalità generale”.