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Viterbo, fotovoltaico: in 13 anni presentati 294 progetti

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Dal 2008 ad oggi solo nella Tuscia sono stati presentati 294 progetti di fotovoltaico. Gran parte realizzati, altri autorizzati e altri ancora in attesa di valutazione. Sommando i megawatt di potenza di ognuno si arriva a circa 3,7 gigawatt di energia, pari a quanto producono insieme le centrali termoelettriche di Monfalcone, Civitavecchia, Bastardo, Sulcis e Fiume Santo. A lanciare il grido d’allarme è AssoTuscania, che ha calcolato i numeri delle energie rinnovabili nella provincia chiedendo allo stesso tempo di porre un freno a questo fenomeno. “Il Comune di Tuscania, unico della Tuscia, ha approvato nel 2018 la delibera che delimita le aree in cui è possibile realizzare impianti di energia rinnovabili, senza però aver posto un tetto massimo di utilizzo del suolo. Un primo passo lo ha fatto, ma è urgente compiere il secondo”, commentano da AssoTuscania.

“Mercoledì scorso il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha incontrato tre associazioni ambientaliste - Wwf, Greenpeace e Legambiente -, e altre associazioni nazionali come Italia Nostra, Amici della Terra e Lipu che hanno fornito contributi importanti per un confronto che la dice lunga sulla centralità del tema ambientale, sul quale l’Europa punta il 37% dei fondi Next generation a contrasto della crisi climatica, per progettare e definire azioni sostenibili necessarie a raggiungere gli obiettivi prefissati nel Green deal: uso saggio di risorse e territorio e contrasto al riscaldamento globale”. Per questo aspetto le energie rinnovabili sono imprescindibili se si vuole arrivare alla chiusura di centrali come quella a carbone di Civitavecchia. “Ma un altro obiettivo altrettanto prioritario è quello della tutela delle risorse primarie, come acqua e terra, delle biodiversità e di una sana alimentazione”. “Questi due obiettivi non dovrebbero entrare in conflitto, come invece avviene, in particolare nell’area dei comuni di Montalto, Tarquinia e Tuscania. In questi centri e in altri limitrofi - riporta ancora AssoTuscania - si stanno concentrando impianti fotovoltaici ed eolici ma anche richieste per centinaia di prospezioni per siti geotermici. Senza dimenticare la minaccia rappresentata dal Deposito unico di scorie nucleari e di un inceneritore di ‘ecoballe’ da 560 milla tonnellate a Tarquinia”.

“Questo non è affatto Green deal, ma la devastazione scientifica di un territorio agricolo di alto pregio, con presenza di marchi Doc, Dop e Igp. La Coldiretti ha già preso posizione, con forza, contro la sottrazione di terreno agricolo, così come il Ministero per i Beni culturali e la Soprintendenza hanno agito contro il mega impianto fotovoltaico a terra da 250 ettari a Pian di Vico - Tuscania. Azioni che contiamo avranno successo anche contro un impianto più esteso a Tarquinia”. “I Gruppi archeologici locali intendono mappare le presenze archeologiche in queste aree per evidenziarle e porle sotto tutela - prosegue AssoTuscania - e intanto due giorni fa il Consiglio di Stato ha bocciato il progetto di una centrale geotermica a Torre Alfina, sentenza storica che risponde al ricorso dei comuni interessati, richiamandosi ai principi costituzionali di tutela del paesaggio e della salute”. “E’ arrivato perciò il momento - conclude AssoTuscania - che tutti i Comuni facciano la loro parte, deliberando a tutela dell’identità e della vocazione agroalimentare e turistica e del nostro meraviglioso paesaggio rurale, con un’azione immediata, efficace e dura. Non ci sarà altrimenti sviluppo ma un declassamento a servitù industriali energetiche, defraudati da imprese internazionali dell’energia rinnovabile”.