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Viterbo, abuso d'ufficio. Assolto Giuseppe Parroncini

Massimiliano Conti
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Il fatto non sussiste. Tutti assolti con formula piena nonostante la già intervenuta prescrizione, gli ex componenti del gruppo consiliare del Pd alla Regione Lazio, tra i quali il viterbese Giuseppe Parroncini. Secondo il tribunale di Roma, che ha emesso ieri la sentenza, non ci fu abuso d’ufficio nell’assunzione di alcuni collaboratori da parte dei consiglieri di allora. 
Il collegio dell’VIII sezione penale presieduto dal giudice Paola Roja ha messo fine così a una lunga vicenda giudiziaria che all’epoca dei fatti suscitò enorme clamore. A Parroncini e agli altri ex consiglieri venivano contestate le modalità di assunzione dei portaborse. Secondo l’accusa le assunzione avrebbero dovuto avvenire tramite procedure di evidenza pubblica, essendo finanziate con i fondi a disposizione dei gruppi consiliari, mentre per le difese si trattava di incarichi fiduciari quali quelli che ancora oggi vengono posti in essere in Regione. Parroncini, che per dieci anni è stato il rappresentante del centrosinistra viterbese alla Pisana e che da tempo ha abbandonato la politica attiva, era assistito dall’avvocato Elena Gallo del foro di Viterbo.

Tra gli altri imputati gli ex consiglieri regionali Carlo Umberto Punzo, Tonino D’Annibale, Marco Di Stefano, Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia e Daniela Valentini, il senatore e segretario del Pd Lazio Bruno Astorre, il vicesegretario del Pd Lazio Enzo Foschi, il deputato del Pd Claudio Mancini, l’allora tesoriere del gruppo del Pd alla Pisana Mario Perilli, l’attuale sindaco di Fiumicino ed ex vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino. In pratica il gotha dei dem laziali. Il pm aveva chiesto l’assoluzione per intervenuta prescrizione del reato di abuso d’ufficio per Foschi, Parroncini, Punzo, D’Annibale, Di Stefano, Lucherini, Mancini, Astorre, Moscardelli, Scalia e Valentini, 2 anni e 4 mesi per Montino accusato di truffa e peculato, 3 anni per Mario Perilli per corruzione, 2 anni e 4 mesi per Maria Assunta Turco per peculato e truffa, 3 anni per Massimo Vincenti.

Gli ultimi due, rispettivamente, erano all’epoca la segretaria di Perilli e l’amministratore della società Nuovo Paese Sera. I fatti contestati risalgono agli anni tra il 2010 e il 2013, all’epoca della giunta Polverini, che si dimise proprio a seguito dello scandalo delle “spese pazze” in Regione. Uno scandalo originato da un esposto presentato dall’allora consigliere regionale Francesco Battistoni ai danni del capogruppo Franco “Batman” Fiorito. “Sono felice per l’assoluzione dei consiglieri regionali del Pd. La giustizia ha fatto luce su questa vicenda. A tutti loro un abbraccio”, ha dichiarato il presidente Zingaretti.