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Narcotraffico, Rebeshi condannato a 6 anni di carcere

Valeria Terranova
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Altra condanna per il boss 37enne Ismail Rebeshi, accusato di narcotraffico internazionale. Il 37enne albanese, che ha deciso di essere giudicato con il rito abbreviato che consente lo sconto di un terzo della pena, già condannato a 12 anni di reclusione lo scorso giugno per associazione di stampo mafioso nell’ambito dell’inchiesta “mafia viterbese”, dovrà scontare 6 anni di carcere, secondo quanto disposto dalla sentenza emessa mercoledì scorso dal Tribunale di Cagliari. Si è concluso proprio tre giorni fa, infatti, il processo nato a seguito dell’operazione Ichnos, che a febbraio 2018 fece scattare le manette per i componenti di una banda, che aveva la sua base logistica nella provincia dell’Ogliastra. L’albanese, difeso dall’avvocato Roberto Afeltra, venne arrestato per la prima volta il 26 novembre 2018 con l’accusa di spaccio internazionale di droga, finendo in carcere esattamente due mesi prima che venisse raggiunto da una delle tredici ordinanze di custodia cautelare scaturite, invece, dall’operazione Erostrato nel gennaio 2019. Secondo le indagini, portate avanti dai carabinieri di Carbonia e coordinate dal pubblico ministero Alessandro Pili e dalla collega Rita Cariello della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, il boss di “mafia viterbese” era colui che riusciva a far avere cocaina ed eroina in percentuali molto pure al sodalizio composto da sardi, tramite i propri contatti esteri. In base ai calcoli degli investigatori tra settembre del 2017 e il febbraio del 2018 in Sardegna sarebbero arrivati in tutto 85 chili di droga provenienti da Colombia, Siria e Albania fino alla Sardegna grazie ai contatti che i principali membri della banda intrattenevano con la malavita organizzata, come la Camorra e la ‘Ndrangheta. Le indagini dei militari hanno portato anche a stanare armi nascoste nelle campagne di Castiadas, a sud dell’isola. Le sostanze venivano smerciate in Sardegna, ma erano destinate anche ad essere commercializzate sulla piazza nazionale. Dunque per gli investigatori Ismail Rebeshi era l’ago della bilancia e il punto di riferimento per organizzazioni dedite al traffico di droga che agivano tra la Tuscia, la Sardegna, la Lombardia, altri paesi anche extraeuropei e in altre regioni italiane. Mercoledì la sentenza di condanna è arrivata anche per i due presunti capi del sodalizio sardo, Sandro Arzu e Alessandro Ghisu, i quali sono stati condannati a 8 anni ciascuno di reclusione. Per altri 21 imputati, invece, sono state inflitte pene che vanno dai quattro agli 11 anni di detenzione.