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Talete, 45 giorni per scegliere il nuovo cda

Massimiliano Conti
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Amministratore unico o nuovo cda per Talete? E’ questo il primo nodo che il comitato “ristretto” dei sindaci dell’Ato dovrà sciogliere a partire dalla prossima settimana. Bruciato l’ennesimo consiglio di amministrazione, quello presieduto da Bossola - il presidente si è dimesso nella serata di giovedì senza aspettare la decadenza automatica per effetto delle dimissioni degli altri due consiglieri - senza aver cavato un ragno dal buco, i sindaci della Tuscia hanno ora 45 giorni di tempo per nominare nuovi vertici e anche per immaginare un nuovo futuro per il carrozzone idrico. Per ora intanto l’aumento delle tariffe resta congelato, salvo provvedimenti d’imperio da parte dell’Arera, che comunque avranno i loro tempi, sicuramente non brevi. Che fare? Questa la domanda a cui un gruppo di sindaci volenterosi, tra quelli con le quote maggiori, dovranno cercare di rispondere a stretto giro. Tra i soci nessuno, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, vuole rottamare la società di via Romiti (come invece da anni chiedono i comitati), nella consapevolezza che l’enorme debito accumulato da Talete finirebbe per scaricarsi sugli stessi comuni e quindi sui cittadini. “Non ci possiamo permettere di far fallire l’azienda”, ha detto il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, che, in qualità di azionista di maggioranza relativa con il 22% delle quote, avrà più degli altri l’onere di riprendere il bandolo di una matassa sempre più ingarbugliata. Pure Lega e FdI, i primi a sfilarsi dal patto trasversale con il Pd in Provincia e quindi anche dalla governance di Talete, non vedono alternative alla spa. Per Massimo Giampieri, responsabile provinciale dei meloniani, occorre un cambio di passo, mentre il senatore Umberto Fusco, dominus dei salviniani viterbesi, chiede un cda di altro profilo: “Noi non vogliamo poltrone”, ha messo in chiaro il parlamentare viterbese. Da parte sua, il sindaco Arena apre anche a un possibile aumento di capitale dopo che alcuni giorni fa aveva dichiarato impraticabile la proposta del leader di Fondazione Gianmaria Santucci: “Se il nuovo vertice di Talete presenterà un piano basato su presupposti credibili e solidi, e non sui 40 milioni virtuali di Arera, se ne può parlare”. Per Arena tuttavia una condizione necessaria, anche se probabilmente non sufficiente, per rimettere in carreggiata l’azienda ottenendo quei finanziamenti finora rimasti lettera morta è l’ingresso in Talete anche dei comuni “ribelli”, a cominciare dagli otto che hanno presentato e vinto il ricorso al Tar contro il commissariamento regionale e che ora sono in attesa che si pronunci il Consiglio di Stato. Arena immagina per loro un ingresso soft: “Si potrebbe pensare almeno inizialmente a un conferimento solo della gestione del servizio idrico, con le reti che resterebbero in capo ai comuni”. Per Luca Profili, sindaco di Bagnoregio, non è un’ipotesi percorribile: “Quello che è avvenuto negli ultimi giorni credo è l’ennesima dimostrazione del fallimento di un progetto – dice -. In linea di principio non sono contrario a una gestione unica del servizio idrico ma non attraverso questa società. L’esperienza Talete va resettata, bisogna ripartire da zero. Aspettiamo che il Consiglio di Stato si pronunci sul commissariamento regionale, ma in ogni caso a queste condizioni noi non ci stiamo”.