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Mafia viterbese, oggi riprende il processo

Valeria Terranova
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Si tornerà oggi in aula per il processo a carico di Manuel Pecci,30 anni, Emanuele Erasmi, 51 anni, e Ionel Pavel, 36 anni, che si terrà davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. I 3 imputati, che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario, testimonieranno in contraddittorio con tutte le parti. Al 30enne e al 51enne viene contestata l’aggravante della metodologia mafiosa, in quanto si sarebbero rivolti al gruppo criminale, sventato al termine dell’operazione del 25 gennaio denominata “Erostrato”, ai cui vertici vi erano i due boss, Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato, per risolvere alcune controversie con clienti. Al 36enne, invece, non è stata contestata l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso, ma solo il metodo mafioso. Il giovane parrucchiere 36enne e l’imprenditore 51enne sono tuttora sottoposti all’obbligo di firma, mentre l’operaio 36enne, di origini romene, è agli arresti domiciliari. Le ultime udienze si sono concentrate sui presunti rapporti tra Manuel Pecci, difeso dagli avvocati Fausto Barili e Carlo Taormina, e Giuseppe Trovato, emersi dalle intercettazioni ambientali, che riguarderebbero anche gli attentati che la banda aveva pianificato ai danni di un ristoratore viterbese, che a seguito di un trattamento estetico eseguito presso l’istituto di bellezza di proprietà del 30enne, aveva intenzione di essere risarcito e di denunciare il giovane, il quale, secondo l’accusa, si sarebbe rivolto al calabrese per risolvere la situazione. Ma da quanto riferito in aula dal comandante della compagnia dei carabinieri di Viterbo, Federico Lombardi, in alcune conversazioni tra il 30enne e il boss risalenti all’aprile del 2018, Trovato confidava a Pecci di essere interessato a conoscere Piero Camilli, presidente della Viterbese, e i suoi figli. Pecci, dunque, si sarebbe mostrato disponibile a organizzare un incontro nel suo centro estetico. 
Per il pubblico ministero, Fabrizio Tucci, della Dda di Roma e titolare delle indagini con il collega Giovanni Musarò, Emanuele Erasmi, invece, si sarebbe rivolto a Trovato per avere 10 mila euro da un imprenditore che non aveva ancora saldato il conto. Il boss avrebbe fatto visita all’uomo, recandosi nella sua azienda, per invitarlo ad appianare il debito. Infine, Ionel Pavel, è accusato di essere stato il tuttofare, al servizio di Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, i quali sono stati condannati con rito abbreviato lo scorso giugno dal gup del tribunale capitolino, ciascuno a 13 anni e 4 mesi e a 12 anni di reclusione, insieme ad altri componenti del sodalizio italo-albanese.