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Detenzione illegale di armi, fratelli Pira in attesa del riesame

Alessandro Quami
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In attesa del giudizio del tribunale del riesame, ma senza tanto ottimismo nella scarcerazione. 
È questo il sentimento dei fratelli Pira, i pastori sardi di Farnese, dal 12 dicembre in carcere per detenzione illegale di armi e munizioni. Paolo e Marco, rispettivamente 49 anni a marzo e 40 anni appena compiuti, sono in prigione a Velletri e Civitavecchia. I carabinieri di Tuscania li hanno prelevati tre settimane fa in una perquisizione nelle loro proprietà: la procura di Viterbo li teneva sotto osservazione da marzo 2020, quando delle intercettazioni telefoniche permisero agli investigatori di farsi delle ipotesi di indagine su cui lavorare. 
La più significativa strada seguita dal pm Massimiliano Siddi, titolare del fascicolo sugli allevatori (già sotto processo a Viterbo per altre ipotesi di reato), porta a un tentativo da parte dei due di mettere in piedi una batteria per fare rapine a Farnese e Montefiascone. I fratelli parlavano al telefono di una coppia di anziani del posto e di un uomo falisco.
Per entrare in azione, i due carcerati avrebbero avuto bisogno di un complice, che li aiutasse a reclutare degli uomini per fare le rapine. 
Ma il presunto complice, indagato e a piede libero, si sarebbe rifiutato di aiutarli e i due sono stati messi in prigione solo per possesso di armi clandestine. Questo, appunto, lo scorso 12 dicembre.
Però le indagini non sono finite lì, e ora per i Pira c'è un altro capo di accusa, per cui sono a piede libero: tentata rapina. 
In questo quadro accusatorio, si colloca la richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati dei due indagati, Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli. I quali hanno detto nel videointerrogatorio di garanzia di metà dicembre, e nell'udienza del riesame del 31, che il fucile sequestrato ai Pira serviva loro per tenere lontani i lupi. Insomma, l'arma per cui stanno dentro era un semplice bene strumentale della loro azienda agricola. 
E proprio per poter tornare a lavorare, i difensori dei due indagati chiedono la scarcerazione. La quale, però, ogni ora che passa si fa più difficile. Si ricorda che i fratelli sono apparsi davanti al tribunale del riesame di Roma il 31 dicembre, alle 9,45. Dopo un'ora avevano finito, ma i giudici del riesame ancora devono rispondere. E questo per loro non è un buon indizio.