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Vaccini anti Covid, nella Tuscia duemila dosi a settimana

Massimiliano Conti
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Dopo il V-Day del 28 dicembre, alla Asl di Viterbo è scattato il piano vaccini vero e proprio che vedrà in campo in questa prima fase 40 vaccinatori, quelli già immunizzati lunedì scorso, suddivisi in 9 squadre attive nei quattro ospedali di Belcolle, Civita Castellana, Tarquinia e Acquapendente.
“Sono arrivate mercoledì (30 dicembre) ulteriori duemila dosi – spiega il direttore generale Daniela Donetti – che verranno inoculate nei prossimi giorni a operatori sanitari e ospiti delle rsa. Si andrà quindi avanti con rifornimenti del vaccino Pfizer sempre per duemila dosi settimanali”. Il tutto in attesa dell’arrivo nelle piazze viterbesi delle Primule, ovvero i padiglioni disegnati dall’architetto Stefano Boeri, con i quali inizierà la campagna di vaccinazioni rivolta a tutta la popolazione, sotto l’egida del commissario straordinario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri.
Un fronte no vax, all’interno dell'azienda sanitaria, non esiste, e se esiste non va al di là di qualche posizione isolata, assicura Donetti: “Da parte dei nostri operatori abbiamo registrato finora massicce adesioni e un grande entusiasmo”.
E' stato un anno intenso, il 2020, per la manager della Asl, che si è trovata a gestire la prima linea della guerra al Covid. I momenti critici non sono mancati, soprattutto durante la seconda ondata quando in tutta la provincia si è registrata un'autentica escalation di infezioni, con punte di 250 contagi giornalieri. “I numeri oggi sono più accettabili – confida Donetti – ma l'attenzione e la preoccupazioni restano massime. Comprendiamo la voglia di normalità delle persone ma non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia in questo periodo di feste”.
Le ragioni del boom di contagi registrato tra ottobre e novembre non sono ancora chiare. C'è chi dice che qualcosa a Viterbo non abbia funzionato, in primis nel tracciamento, ma Donetti non è di questo parere: “Come tutte le pandemie anche il Covid ha un andamento ciclico. Viterbo ha avuto numeri più alti nei mesi scorsi, oggi questi numeri li hanno altre province. Le restrizioni hanno comunque determinato un netto miglioramento della situazione. In questo senso è stata fondamentale la collaborazione con i Comuni e con i sindaci”. Ma l'occhio dei vertici Asl è sempre puntato sul fatidico indice Rt, quello che indica la capacità di trasmissione del virus: “Da 1,46 siamo scesi abbondantemente sotto l'1 - spiega il direttore generale – mentre l'incremento di positività che abbiamo avuto negli ultimi giorni è stato circoscritto ad alcune strutture religiose”.
Donetti difende inoltre la scelta di aver trasformato Belcolle per metà in un ospedale Covid, nonostante le forti critiche piovute da alcuni sindacati. “E' stata una scelta logica, dettata dal principio della continuità assistenziale: la presenza di un team multidisciplinare e di un setting iperspecialistico all'interno dello stesso ospedale – sottolinea la dg - fornisce le migliori garanzie ed è il miglior approccio sperimentato anche a livello nazionale. A Belcolle vengono comunque assicurati tutti gli interventi di emergenza, mentre i presidi di Civita Castellana, Tarquinia e Acquapendente supportano la struttura centrale”.
Per il Sant'Anna di Ronciglione, che molti cittadini chiedono di riaprire, l'azienda ha previsto l'attivazione del reparto di degenza infermieristica in modo da ampliare l’offerta di posti letto e per supportare indirettamente le strutture Covid. I lavori sono in corso. “Di fatto stiamo riattivando tutte le nostre strutture – aggiunge la Donetti – ma prima di riaprirle è necessario adeguarle dal punto di vista tecnologico, come è già avvenuto per Montefiascone”.
Infine il capitolo scuole: Donetti rassicura sull'applicazione dei protocolli in tutti gli istituti viterbesi ma ammette che è proprio la fascia tra i 14 e i 17 anni quella che più ha contribuito, dopo le vacanze estive, a diffondere il virus. “Il problema è quello che succede prima dell'ingresso degli studenti a scuola e quello che succede all'uscita”. Per questo il ritorno alla didattica in presenza alle superiori dal 7 gennaio, ancorché solo per metà degli studenti, rappresenta una grossa incognita. “A questo proposito la settimana scorsa abbiamo già spedito una lettera a tutte le scuole della provincia – conclude il direttore generale – per dare la nostra disponibilità ad eseguire test antigenici rapidi a tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni”.