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Sindaci della Tuscia contrari alla riapertura delle superiori

Alessio De Parri
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Che senso ha riaprire le superiori agli studenti a pochi giorni dalla nuova ripresa dei contagi e senza conoscere gli eventuali rischi legati agli incontri di Capodanno? Se lo chiedono i sindaci dei tre principali comuni della Tuscia all’indomani dell’ok del prefetto Giovanni Bruno al piano di rientro nelle scuole, previsto giovedì 7 gennaio. E se a lasciare perplessi sono le conseguenze di alcuni provvedimenti in tema di trasporti adottati in ambito provinciale - su tutti le due fasce scaglionate di ingresso e uscita - quella che invece lascia sconcertati i sindaci di Viterbo, Civita Castellana e Tarquinia è proprio la decisione del governo di riaprire alla didattica in presenza subito dopo l’Epifania. Piena sintonia, dunque, con l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato, che in un’intervista rilasciata due giorni fa a “Il Messaggero” ha chiesto al premier Conte di non riaprire gli istituti superiori. “Sarebbe estremamente imprudente aveva detto D’Amato -, in questa fase dell’epidemia, tornare sui banchi tra una settimana. A settembre quando le scuole riaprirono, nel Lazio, avevamo 300 nuovi positivi al giorno, venerdì scorso invece erano quasi 2.000”.
“L’assessore regionale ha pienamente ragione - commenta il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena -. Io credo che sarebbe stato meglio rinviare la riapertura delle superiori, o in alternativa proseguire ancora con una Dad al 75% per valutare con calma l’andamento della curva epidemiologica. A Viterbo la situazione è complessa, visto l’alto numero di studenti pendolari, con il rischio di assembramenti sempre dietro l’angolo. Anche l’entrata scaglionata non la condivido - conclude Arena -. Creerà problemi di orario agli insegnanti, con classi scoperte, e poi non sarà facile rimodulare le linee di trasporto extraurbano. Non è ammissibile abbassare la guardia mentre i contagi risalgono, fermo restando, per carità, che l’insegnamento in presenza resta insostituibile”.
Il sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi, non usa giri di parole: “E’ una follia riaprire le scuole tra pochi giorni - afferma -. Perché non si potevano aspettare una o due settimane in più? Nella nostra cittadina ci sono centinaia di studenti pendolari da tutta la Maremma - prosegue -. Qualcuno si è chiesto, approvando la formula di ingresso a scaglioni, dove mangeranno i ragazzi? Sto verificando se il Comune potrà dare una mano con la mensa della Multiservizi ma non è questo il punto. Le superiori non andavano riaperte e comunque, lo anticipo subito, se i contagi dovessero risalire dopo il 7 gennaio non ci penserò due volte a riattivare la didattica a distanza al cento per cento, come ho già fatto due volte negli ultimi mesi, ottenendo ottimi risultati”.
Una possibilità che non esclude nemmeno il sindaco di Civita Castellana, Luca Giampieri, il primo ad applicare la Dad lo scorso ottobre. “Se sarà necessario lo rifarei - spiega -. Di certo non ho alcuna intenzione di esporre la cittadinanza civitonica a rischi inutili, ma innanzitutto voglio conoscere i primi risultati dello screening regionale che sarà avviato lunedì prossimo, per i ragazzi dai 14 ai 18 anni. I test rapidi potranno fornirci una prima risposta sull’andamento del contagio. E’ chiaro comunque, alla resa dei conti, che posticipare la riapertura degli istituti superiori di un paio di settimane almeno sarebbe stata senza dubbio la scelta più saggia”.