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Viterbo, i due pastori di Farnese in carcere per possesso di armi si difendono: "Ci servivano per scacciare i lupi"

Alessandro Quami
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I pastori di Farnese davanti al tribunale del riesame per chiedere la scarcerazione per andare a lavorare. Paolo e Marco Pira, 49 e 40 anni, in prigione dal 12 dicembre per possesso di armi illegali, saranno davanti ai giudici del tribunale del riesame di Roma il 31 dicembre. Alle 9,45 è stata fissata l’udienza per il riesame delle misure cautelari.

Ci saranno anche gli avvocati Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli, che hanno sempre criticato l’impianto accusatorio della procura e la decisione del gip Rita Cialoni di aver messo in cella i loro assistiti.

Se i fratelli Pira avevano le armi a disposizione per poter fare delle rapine, come temono gli inquirenti, perché mai avrebbero dovuto attendere quasi un anno per entrare in azione?

E’ questo il succo della tesi difensiva dei legali dei due fratelli. I quali, la mattina del 12 dicembre scorso, sono stati perquisiti nelle loro abitazioni e proprietà, a Farnese, dai carabinieri. Che hanno trovato un fucile da caccia con alcune munizioni.

L’indagine è partita a metà marzo 2020, ed è stata portata avanti dal nucleo operativo radiomobile di Tuscania, con l’aiuto di altri colleghi e del nucleo cinofili. Per il pm Massimiliano Siddi i due volevano mettere in piedi una banda per delle rapine e dei sequestri, a Farnese (due anziani nel mirino) e a Montefiascone (un uomo). Dalle intercettazioni, gli investigatori avevano raccolto degli elementi di indagine: i due fratelli parlavano di un presunto complice di Valentano, di origine napoletana, incaricato di organizzare una banda del malaffare (ma l’uomo, indagato e a piede libero, avrebbe rifiutato la proposta); dicevano che avrebbero reso a canne mozze il fucile da caccia, per usarlo per i loro scopi; addirittura ipotizzavano di tagliare il dito a un ipotetico sequestrato per poter aprire la cassaforte con le impronte. Il tutto è stato bollato come “chiacchiere” dagli avvocati Di Silvio e Picchiarelli. Che, dopo la difesa andata a vuoto nell’interrogatorio di garanzia in carcere dei Pira (Paolo è a Velletri, Marco a Civitavecchia), ora stanno preparando la tesi per il riesame. Dovranno convincere i giudici che i pastori avevano il fucile per tenere a distanza i lupi. Ma sulla decisione dei togati di piazzale Clodio, potrebbero pesare i precedenti degli indagati. I quali sono già a processo a Viterbo insieme al loro padre il 78enne, Antonio, per dei fatti di oltre cinque anni fa: per la pubblica accusa, tra le altre cose, incendiarono veicoli e un casale, oltre a distruggere altri beni, di proprietà dell’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè.