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Viterbo, nascose la droga nell'auto della ex per vendetta. Confermata la condanna allo chef stalker di Capodimonte

Valeria Terranova
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Confermata in appello la condanna di primo grado a 5 anni e 8 mesi emessa a gennaio del 2019 dal Tribunale di Viterbo nei confronti di uno chef, 46enne originario di Capodimonte, accusato per i reati di stalking, calunnia, detenzione illecita di sostanze stupefacenti e danneggiamento ai danni di una giovane donna, che insieme al padre si è costituita parte civile nel procedimento.

I fatti risalgono al 2014, quando la donna decise di interrompere definitivamente una breve relazione sentimentale con un docente, iniziata durante il periodo in cui la vittima frequentava l’istituto alberghiero a Bolsena tra il 2008 e 2009. L’uomo non essendosi rassegnato alla fine del rapporto con la propria allieva, si è reso protagonista di diverse azioni persecutorie, minatorie e diffamatorie, nei confronti della vittima e dei suoi familiari. La giovane, a seguito di questi eventi, ha sporto denuncia e grazie alle indagini condotte dai carabinieri, è stata emessa una prima ordinanza dal gip di Viterbo che disponeva il divieto di avvicinamento alla giovane e ai luoghi da lei frequentati. Nonostante questo provvedimento, il 46enne ha però continuato a perseguitare la vittima, arrivando a escogitare un piano per incastrare la ex. Infatti, a metà settembre del 2015, l’uomo ha accusato la vittima di essere coinvolta in un traffico di cocaina tra l'Umbria e la Tuscia. Per riuscire nel suo intento, ha nascosto un quantitativo cospicuo di cocaina all'interno dell'auto della giovane per poi fare una “soffiata” ai carabinieri denunciando la ragazza. I militari, dopo averla intercettata, hanno perquisito il veicolo alla cui guida vi era proprio la vittima, trovando lo stupefacente precedentemente segnalato dall’ex. Così alla donna è stata contestata la detenzione della sostanza rinvenuta nell’autovettura, ma sin dal primo momento, gli operanti, in base al modo in cui si era svolta la vicenda e alle modalità con cui avevano rinvenuto la droga, hanno intuito che qualcosa non quadrasse del tutto, procedendo, quindi, con altri approfondimenti che hanno permesso di accertare l'estraneità della ragazza in merito al possesso della cocaina, costatando, invece, che la sostanza in questione era stata occultata dall'uomo, il quale ha continuato a vessare l’ex compagna e altre persone a lei care con telefonate, minacce, ulteriori condotte ingiuriose e violente. In seguito, l’uomo è stato ristretto agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. A gennaio scorso, il verdetto di primo grado lo ha condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione, stabilendo, inoltre, un risarcimento di 13 mila euro complessivi nei confronti delle parti civili.

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