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Talete, il sindaco di Viterbo: "Così non può continuare"

Massimiliano Conti
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Talete sempre più vicina alla rottamazione. Anche il principale azionista della spa viterbese, il solitamente ottimista Giovanni Arena, inizia a prendere infatti in seria considerazione l’ipotesi che a questo punto, in mancanza di finanziamenti sia da parte di Arera che delle banche, è forse arrivata l’ora di staccare la spina al carrozzone di viale Romiti. “Senza investimenti – confida Arena – non vedo un futuro per Talete, ma per fare gli investimenti su una rete idrica messa male (oltre il 50% di acqua va dispersa, ndr)) servono finanziamenti. E dei 40 milioni promessi da Arera al momento non c’è traccia, così come non c’è traccia dei 15 milioni di credito chiesti al Monte dei Paschi. Adesso si bussa alla porta di Intesa ma non so con quali speranze”. 
Se non è un de profundis, quello intonato dal principale socio di Talete (il Comune di Viterbo detiene il 22% delle quote), poco ci manca. Anche perché difficilmente una banca o la stessa Arera daranno credito a una società “decotta”, come certificato dalla stessa Corte dei conti nell’atto di costituzione in mora di 15 sindaci ed ex sindaci membri della consulta d'ambito negli anni 2012-2015, accusati di un danno erariale da oltre 6 milioni di euro per mancato controllo. 
Se il futuro di Talete è (da anni) plumbeo, anche quello dello stesso presidente della società idrica Andrea Bossola appare tutt'altro che luminoso. Il suo partito di riferimento, il Pd, che un anno e mezzo fa lo aveva voluto al timone di Talete, lo ha di fatto scaricato. Da parte sua, il manager non risponde più al telefono, forse perché troppo occupato a dirigere la multiutility veneta Etra, anche se, per canali non ufficiali, ha fatto sapere che non ha intenzione di mollare la poltrona. Potrebbe però essere indotto al grande passo da un eventuale no dei sindaci all’aumento delle tariffe già previsto nel piano industriale. La data della conferenza dei servizi, chiamata a ratificare il salasso, ancora non c'è ma di solito l'ora per certe decisioni irrevocabili scatta tra Natale e Capodanno, quando i cittadini, anche in tempi di lockdown, hanno altro per la testa.
Arena, che sull’aumento delle bollette non ha ancora maturato una decisione, è convinto che solo un intervento strutturale della Regione possa risolvere l’attuale situazione, perché chiudere baracca avrebbe comunque costi esorbitanti che alla fine sarebbe il solito Pantalone a pagare. “Da parte della Regione c'era la volontà di creare un Ato unico regionale, è forse il momento di prendere il toro delle corna. Anche perché un Ato debole come quello viterbese rende antieconomica qualsiasi tipo di gestione. Mi preme inoltre sottolineare – conclude il sindaco di Viterbo – che in ballo, oltre al servizio idrico, ci sono anche 150 lavoratori e 150 famiglie a cui va garantita la necessaria tranquillità”.