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Qualità della vita, Viterbo scala 15 posizioni

Massimiliano Conti
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E se il Covid avesse fatto bene alla Tuscia? La domanda è paradossale quanto il risultato dell’ultima classifica sulla qualità della vita pubblicata ieri dal quotidiano il Sole 24 Ore, nella quale la provincia di Viterbo scala ben 15 posizioni rispetto allo scorso anno, passando dal 73° a un più dignitoso 58° posto, e addirittura al secondo nel Lazio dietro la capitale d’Italia. Sarà che è nei momenti di emergenza che si misura la resilienza di un territorio, per usare un termine molto di moda oggi, o che quando hai toccato il fondo o risali o inizi a scavare, fatto sta che l’anno della pandemia tendenzialmente ha penalizzato molto di più le province ricche di quelle povere. Si spiega così il crollo di Milano, una delle più colpite dal coronavirus, che lo scorso anno era in vetta alla classifica e che invece quest’anno si ritrova in dodicesima posizione. I tre gradini del podio spettano a Bologna (+11 posizioni) e alle solite Trento e Bolzano, che restano stabili rispetto a un anno fa. In coda ci sono tre province del profondo sud: le siciliane Siracusa (-15) e Caltanisetta (+1), e la calabrese Crotone (-1), maglia nera di questa edizione. “Nell'Italia della pandemia ha ancora senso parlare di qualità della vita?”, si domanda il quotidiano della Confindustria commentando i dati e passando in rassegna i pesanti contraccolpi che l’emergenza sanitaria ha provocato su tutto il territorio italiano: relazioni sociali spezzate, attività economiche in ginocchio, posti di lavoro evaporati. “Ma allo stesso modo l’esperienza del Covid-19 - aggiunge il Sole - rappresenta una prova di resistenza e un atto di fiducia verso il futuro”. Entrando più nel dettaglio, il ranking riportato dalla provincia di Viterbo è pari a 507,50. Si tratta del punteggio medio ottenuto nei sei gruppi di indicatori presi in considerazione quest’anno dal giornale economico. In totale gli indicatori sono 90 (15 per gruppo), sessanta dei quali aggiornati al 2020: 25 di questi misurano proprio l’impatto che la pandemia ha avuto su economia e società. La “prima tappa” della graduatoria riguarda sette indicatori di “ricchezza e consumi”: la Tuscia si piazza al 67° posto, anche in questo caso guadagnando posizioni rispetto allo scorso anno e la medaglia di bronzo nel Lazio, dietro Roma e Rieti. Quella viterbese, in particolare, è tra le 5 province in cui il Pil pro capite è calato meno (del 5,9%) rispetto all’epoca pre-Covid. Il tributo più alto alla pandemia non poteva in questo senso che pagarlo la città più ricca, Milano, che ha perso per strada il 10% del prodotto interno, guadagnandosi la maglia nera. La seconda tappa riguarda i sette indicatori di “affari e lavoro”: Viterbo si piazza in un onorevole 17° posto nazionale, sempre in risalita, il secondo nel Lazio dopo Roma. Spicca il dato relativo alle imprese in rete, che pone la Tuscia in testa alla graduatoria nazionale con 33 imprese su mille presenti in internet. Al secondo posto c’è Frosinone con 21,5. La terza tappa è quella denominata “Demografia e salute”, dove Viterbo ritorna alle posizioni basse che le “competono”: 78° posto, ma comunque in risalita rispetto al 2019. E ancora: Viterbo risale anche sul fronte dell’ambiente e dei servizi (62° posto), dove balza agli occhi il dato dell’identità digitale: primo posto con 375 Spid ogni mille abitanti erogate. In materia di giustizia e sicurezza Viterbo si conferma una provincia relativamente poco pericolosa: 45° posto nazionale, seconda nel Lazio dietro Rieti. Infine l’ultima tappa è quella della cultura e tempo libero: la nostra provincia sale al 35° posto, a sole 7 posizioni dalla capolista laziale: Roma.