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Omicidio Fedeli, la difesa di Pang: "Colpì perché spaventato"

Valeria Terranova
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Riprende lunedì, e con ogni probabilità si tratterà dell’ultima udienza, il processo a Michael Aaron Pang, il 23enne reo confesso dell’omicidio del commerciante Norveo Fedeli avvenuto il 3 maggio 2019 nel cuore della città. Gli avvocati dell’imputato, Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, lamentano la presenza di lacune significative nelle indagini. Sostengono, ad esempio, che sul mazzo di chiavi al quale sarebbe stato attaccato il coltellino con cui Fedeli avrebbe intimidito il 23enne non sono state rinvenute tracce ematiche, il che farebbe supporre che sarebbe stato sganciato prima della colluttazione. “Abbiamo saputo - parole di Sicilia - che la vittima teneva una pistola in cassaforte solo tre settimane dopo il fatto. Per noi sarebbe stato importante apprenderlo subito. E’ fondamentale sapere che un semplice commerciante di vestiti tiene un’arma in negozio anche per capirne la personalità”. Secondo il legale le statistiche mostrano infatti che sono pochi i commercianti che detengono una pistola: “Di solito si tratta di commercianti di preziosi, non abiti”. Nel mirino anche gli accertamenti compiuti sul registratore di cassa: “Non c’è uno straccio di verbale - sempre Sicilia - in cui si dica quanti soldi c’erano. Perché? Forse perché c’erano e allora non avrebbe retto l’accusa di rapina? Un rapinatore cosa fa: ruba i vestiti e non prende i soldi nella cassa?”. Durante l’ultima arringa il difensore ha sottolineato anche che sono stati repertati, ma non analizzati, i materiali trovati sotto le unghie della vittima, rilevanti per stabilire se Fedeli avesse o meno aggredito il 23enne. Punti focali, tutti questi, che il 14 saranno al centro della replica del pm, Eliana Dolce. “Ogni cultura ha i suoi gesti. Pang - dicono i suoi legali - ha avuto paura quando ha visto che il povero signor Fedeli gesticolava perché probabilmente infastidito dal suo atteggiamento. Ma per lui, che è americano d’origine asiatica, le mani si muovono per aggredire. Tra l’altro viene dal Kansas dove ancora vige la pena di morte per questi reati. Dunque, ha agito perché era spaventato e temeva per la sua vita. L’istinto ha avuto il sopravvento. Michael Pang è entrato nel negozio senza armi e non ha frugato nella cassa e questo non è l’atteggiamento di un rapinatore. E’ un ragazzo che è andato nel panico per quello che ha fatto: ha lasciato impronte ovunque ed è andato via con la scarpa sporca di sangue, avvolta in una busta di plastica. E questo non è un comportamento di un rapinatore lucido. I suoi sono i comportamenti sconclusionati di un ventenne che si è reso conto di aver ucciso un uomo”. Per questo Sicilia e Crescenzi hanno chiesto l’assoluzione per legittima difesa e in subordine l’eccesso colposo di legittima difesa. In caso di condanna, invece, il rito abbreviato con sconto di un terzo della pena e tutte le attenuanti del caso. Aggiungendo, inoltre, l’assoluzione per l’accusa di rapina o la derubricazione del reato in furto.