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Talete, sindaci della Tuscia pronti a votare sì all'aumento delle bollette

Alessandro Quami
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I sindaci approvano l’aumento delle tariffe dell’acqua, però chiedono una gestione più efficiente di Talete. Le bollette più salate sono considerate dalla maggioranza dei comuni azionisti come il male minore, ma senza un nuovo corso aziendale non si va più avanti. Da tempo ormai si è arrivati sull’orlo del baratro, con gli amministratori della società che un giorno sì e l’altro pure minacciano di portare i libri in tribunale. Eppure Talete non ha ancora risolto i suoi problemi: di ordine finanziario, con la necessità di prestiti milionari, e organizzativo, su tutte la questione mai risolta di metà dei comuni che ancora non hanno aderito (in mezzo a mille ricorsi alla magistratura) alla gestione integrata dell’acqua, affidata a Talete. Entro dicembre ci sarà l’assemblea dei soci - vale a dire dei sindaci e del presidente della Provincia Pietro Nocchi (azionista di minoranza) - che dovrà approvare l’aumento delle tariffe per il quadriennio 2020-23: si prospetta una riunione spartiacque, decisiva per le sorti dell’azienda. In questi giorni il direttore generale Alessandro Fraschetti è intervenuto nel dibattito in corso tra Talete e un’opinione pubblica sempre più esigente e insofferente riguardo ai (dis)servizi idrici: “Non risponde al vero il paventato aumento retroattivo sulle tariffe già applicate nel 2018 e 2019, che non saranno oggetto di alcun conguaglio”. In questo quadro complesso, i sindaci dovranno decidere con un “sì” o con un “no” all’aumento: quando, invece, servirebbe un giudizio analitico a un problema articolato. Ma una sintesi va fatta. Ecco come i comuni tra i più rappresentativi si avvicinano all’assemblea dei soci, di cui ancora non si conosce la data. Viterbo (azionista di maggioranza) voterà sì: “Aumento inevitabile – ha detto a più riprese il sindaco Arena -: ne va dell’equilibrio finanziario di Talete”. Traduzione: non si può farla fallire. Civita Castellana, invece, voterà no: “L’assessore Sebastiani, delegato alle partecipate, in assemblea dei soci voterà contro”, afferma il neosindaco di centrodestra, Luca Giampieri. Tarquinia voterà sì: “Dobbiamo scegliere il male minore - afferma il sindaco leghista Alessandro Giulivi -. Ma Talete deve dotarsi di un piano industriale, che preveda degli investimenti infrastrutturali. Altrimenti, a breve ci saranno dei problemi seri in tutta la provincia. In ogni caso, se non si approva l’aumento Talete fallisce e quali alternative abbiamo? Vogliamo fare un Cobalb 2 la vendetta?”. Cobalb spa è la società, fallita, tra i comuni del lago di Bolsena, che per anni ha gestito le fogne e i depuratori del comprensorio. 
Anche il sindaco di Acquapendente Angelo Ghinassi (Pd), chiede una gestione diversa: “Serve una nuova governance. Noi voteremo sì ma la Talete così non va bene. Non si possono scaricare sui cittadini i problemi annosi dell’azienda”. Sebbene Ronciglione non sia sotto la gestione Talete, il sindaco Mario Mengoni (eletto a capo di una lista civica di centrosinistra) sintetizza il malumore di chi sta fuori dalla gestione integrata provinciale: “Se vado alla votazione, voterò per il no. La società va salvata ma si sta sfiorando il ridicolo. A Ronciglione abbiamo una tariffa che è un quarto di quella di Talete, e riesco a portare avanti un acquedotto complicato. Con una tariffa che oscilla tra i 40 e i 50 centesimi noi e tanti altri Comuni non avremmo problemi. Ma gestiamo in economia. Poi, è chiaro che se ci si basa su affidamenti, gare e così via, il costo aumenta”. Insomma, il nodo Talete non è solo una questione gestionale ma politica. E la politica deve sciogliere i nodi.