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Bollette Talete, i costi di depurazione portano altri rincari

Simone Lupino
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Quando si dice: oltre al danno la beffa. I viterbesi, infatti, oltre ai problemi e ai disagi con cui convivono da anni legati all’elevata concentrazione di arsenico nell’acqua, si trovano pagare in bolletta anche le spese che servono per depurarla. Un macigno per i bilanci della Talete: 9 milioni di euro per la potabilizzazione, che poi vengono recuperati dagli utenti. Per questo, dice il direttore generale Alessandro Fraschetti, è “inutile confrontare le tariffe applicate in altre realtà che non hanno tali costi”.
Non è così invece che dovrebbe andare secondo il comitato Non ce la beviamo: “Il punto – spiegano gli attivisti - è proprio questo. I costi di depurazione, ovvero di manutenzione dei dearsenificatori non dovrebbero essere caricati sulla tariffa dei residenti, in quanto in ogni zona colpita da inquinamento ambientale interviene la fiscalità generale. Qui invece, complici la Regione e i sindaci pro Talete, hanno scaricato tutti i costi sui cittadini ostinandosi a portare avanti un modello di gestione privatistico che va contro gli interessi della collettività. Gli strumenti per cambiare ci sono. Con la legge 5/2014 e la gestione pubblica dell'acqua si può intervenire attraverso la collettività generale”. 
Il comitato afferma di aver inviato più volte richieste ufficiali sia ai sindaci azionisti che al presidente della Provincia per intervenire sulla Regione e chiedere contributi dalla fiscalità generale, “ma non abbiamo mai ricevuto nessun riscontro da parte loro”. L’atteggiamento del governatore del Lazio non sarebbe meno grave, “perché continua a tenere nel cassetto una legge approvata (quella che consentirebbe di ‘superare’ la Talete e affidare il servizio a un consorzio interamente pubblico, ndr) e che aspetta solamente si essere applicata”.
“Un altro aspetto andrebbe chiarito - aggiungono sempre dal comitato – il fatto che là dove la gestione dell’acqua è rimasta in seno ai Comuni, la tariffa è sì aumentata, ma senza arrivare ai costi esorbitanti che propone Talete. E’ evidente che c’è qualcosa in questo modello di gestione che non funziona”.
In merito al fatto che i nuovi aumenti che si vanno prospettando sarebbero “il presupposto fondamentale per l’accesso al collegato finanziamento di 40 milioni di euro” per salvare Talete, Non ce la beviamo risponde che la delibera votata dall’assemblea dei sindaci dell’Ato il 30 dicembre 2019 sosteneva l’esatto contrario, e cioè “che sono gli aumenti ad essere subordinati alla concessione del prestito da parte di Arera, mutuo di cui oggi non si sa più niente, mentre nel frattempo sono scattati diversi aumenti in bolletta”. Il comitato chiede quindi a tutti i primi cittadini di annunciare in quale modo intendono esprimersi in vista della prossima conferenza in cui si discuterà dei rincari.