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Emergenza coronavirus e ristoranti chiusi alle 18. Nella Tuscia soffrono anche i produttori di vino, carne, latte e castagne

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Vino, carne, latte e derivati, ortofrutta, castagne. Sono questi i prodotti agricoli della Tuscia più penalizzati dai divieti e dalle semichiusure di ristoranti, pizzerie, agriturismi, alberghi e bar. Mentre le nocciole e l’olio d’oliva sembrano difendersi molto meglio, va male anche il florovivaismo.

Lo spiegano Confagricoltura, Cia e Coldiretti. Che, come tutti, sperano che il rallentamento dei contagi, appena abbozzato in questi giorni, possa consolidarsi, in modo da permettere una riduzione dei divieti alla libera circolazione di persone e quindi una parziale ripartenza dei consumi.

“I settori che soffrono di più sono quelli legati al turismo”, afferma Mauro Pacifici, direttore di Coldiretti. Non va meglio alle aziende che producono vino di pregio (scontano lo stallo di alberghi e ristoranti), mentre va bene a quelle che producono vino da pasto. Per fortuna, l’olio c’è in abbondanza ed è di alta qualità. “Le olive della provincia si avvantaggiano della grande crisi delle imprese del Sud Italia”, dice Sergio Del Gelsomino, presidente della Cia Viterbo.