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Viterbo, aumento retroattivo delle bollette per salvare la Talete

Simone Lupino
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Nel nuovo piano di adeguamento delle tariffe idriche, sul quale i sindaci dovranno esprimersi a breve, non ci sono solo gli aumenti calcolati secondo i nuovi criteri definiti da Arera per il periodo 2020-2023, con rincari, rispettivamente per anno, del 7, del 3,3, dell’1,8 e dell’1,7%. Si parla anche infatti di aumenti retroattivi sul biennio 2018-2019, in base a una vecchia proposta di adeguamento delle tariffe del 9% che poi non venne pienamente applicata. Una somma che ora si vorrebbe recuperare sotto forma di “conguagli diluiti” nel tempo.
Si tratta di un aspetto sfuggito alla discussione avvenuta giovedì al Consiglio comunale di Viterbo, socio di maggioranza di Talete, sul bilancio consolidato. Ma che dovrà essere approfondito per evitare gli equivoci sorti alla fine dello scorso anno, quando tanti sindaci della provincia, a cui i rispettivi consigli comunali avevano assegnato il mandato di votare contro eventuali aumenti delle bollette, alla fine, per un motivo o un altro, votarono l’esatto contrario. 
Ripetiamo: nel piano non ci sono solo rincari futuri, ma anche conguagli sul passato. “Appare determinante – si legge nella nuova proposta dell’Ato - la formalizzazione dell’approvazione da parte dell’assemblea della revisione straordinaria del periodo 2018-2019 nella quale si prevedeva: 1) adeguamento delle tariffe del 9% per entrambi gli anni (mai applicato e trasformato in conguaglio da riportare negli anni a venire); 2) recupero delle quote Foni (Fondo nuovi investimenti) non precedentemente applicate per limitare gli aumenti tariffari, all’epoca già fortemente condizionate dai costi aggiuntivi di dearsenificazione, con il recupero di differenziali tariffari sotto forma di conguagli futuri”. Non si tratta di un aspetto secondario, sottolinea sempre l’Ato: “Deve risultare chiaro che il flusso di tariffa generato dai conguagli maturati determina la sostenibilità del piano finanziario del gestore”. 
Nel complesso, rincari più conguagli, “gli obiettivi fondanti la proposta per il periodo 2020-2023 associano il finanziamento richiesto alla realizzazione di un piano di investimenti (come suggerito da Arera) da realizzarsi a partire dal 2021, attraverso cui Talete riuscirebbe a risolvere alcune rilevanti criticità infrastrutturali (e gestionali) sul territorio del Viterbese”. Investimenti di cui però, al di là di una enunciazione per voci generiche (“condutture”, “sistema fognario”, “processi di depurazione”), non si trova riscontro analitico. 
Contrari a ogni ipotesi di aumento si sono già detti il sindaco di Soriano Fabio Menicacci, che l’anno scorso abbandonò l’aula in segno di protesta quando si trattò di votare i rincari, e quello di Civita Castellana, Luca Giampieri, tra i pochi che venerdì hanno risposto alla convocazione sia per l’assemblea dell’Ato che per quella dei soci Talete, saltata anche’essa. “Non solo - dice Menicacci - ma con i legali del Comune sto anche studiando un modo per uscire una volta per tutte da Talete”. Giampieri, che un anno fa da consigliere di opposizione propose un emendamento per dire no agli aumenti, non ha cambiato idea neanche ora che è sindaco: “Aumenti? Non se ne parla proprio”.