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Dietro il tentato suicidio una storia di lavoro perso e abbandoni

Andrea Niccolini
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E' una storia drammatica quella di F.M. trentatré anni, originario di Aprilia, salvato solo dalla rapidità d'intervento dei carabinieri, che lo hanno ripreso letteralmente per i capelli mentre stava cercando di togliersi la vita, in una stanza di Viterbo, travolto dalla disperazione. Nella giornata di venerdì scorso il ragazzo si era presentato ad un bed and breakfast di Viterbo e aveva preso una camera. Da qui intorno alle 23.30 è partita una telefonata al 118: era il ragazzo in persona che avvisava il servizio sanitario d'emergenza che stava per mettere in atto il proposito di suicidarsi. I sanitari hanno subito intuito che non si trattava di uno scherzo né di una messinscena, e hanno immediatamente allertato i carabinieri. Pronto l'intervento degli uomini del Nucleo Radiomobile di Viterbo: i militari sono arrivati in pochi minuti al bed and breakfast e hanno bussato alla porta della camera occupata dal ragazzo, ma senza ottenere risposta. A quel punto non hanno perso tempo e hanno sfondato la porta della camera. La scena che si è presentata davanti ai carabinieri è stata agghiacciante: l'uomo infatti si era già attorcigliato una cintura attorno al collo e l'aveva fissata ad un supporto metallico della camera, ma fortunatamente non si era ancora lasciato cadere. I militari lo hanno letteralmente staccato dalla cintura e affidato al 118. Portato a Belcolle, i medici non gli hanno riscontrato danni, ma è stato affidato al Servizio Psichiatrico dell'ospedale. E qui emergono le ragioni del gesto, che affondano in un disagio profondo: infatti il giovane si trova in condizioni terribili dopo aver perso il lavoro; infatti in seguito ha dovuto patire anche l'abbandono da parte della moglie, che ha portato con sé i due figlioletti, a lei affidati. Una condizione di povertà e abbandono nel cui quadro il tentativo di suicidio è soltanto la punta dell'iceberg.