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Coronavirus, a Viterbo 942 contagiati nel mondo della scuola. Si abbassa l'età media dei positivi

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Ci sono un paio di dati allarmanti riguardanti la seconda ondata del coronavirus, tra i tanti forniti giovedì 190 novembre durante l’informativa della Asl sulla situazione pandemica in provincia di Viterbo, che non hanno avuto molto risalto e che invece, come ha spiegato il dottor Giovanni Chiatti, giocano un ruolo fondamentale, soprattutto nel determinare quel famoso indice Rt, che misura il tasso di replicazione del virus e che nessuno è finora stato in grado di fornire, perlomeno ufficialmente. Il primo è il rapporto tra sintomatici e asintomatici, con questi ultimi che, come ormai noto, hanno un’importanza decisiva nella diffusione del contagio. Questo rapporto, nel capoluogo, mercoledì scorso era pari al 52%. In pratica 71 persone delle 137 che sono state sottoposte quel giorno al tampone presentavano sintomi. Ma ancora più preoccupante è il rapporto tra sintomatici e sintomatici gravi, pari al 67,61%. Sempre nella stessa giornata di mercoledì, dei 71 sintomatici (che non significa automaticamente positivi al Covid), 48 presentavano una sintomatologia grave, tale da richiedere in alcuni casi il ricovero ospedaliero. Chiatti ha anche fornito una possibile spiegazione di questa maggiore aggressività del virus rispetto alla prima ondata, che nella provincia di Viterbo, numeri alla mano, è stata, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente meno importante. “Nella prima fase - ha spiegato il dirigente Asl - nella nostra provincia avevamo in circolazione due soli sierotipi virali, che avevano una provenienza ben nota. In questa seconda fase invece abbiamo avuto a che fare con sierotipi virali arrivati da altre parti, portati dalle persone di ritorno dalle vacanze. Ricordo che l’ultima settimana di luglio avevamo un solo positivo, un cittadino immigrato in una struttura di Orte. Poi i contagi sono ripresi”.

Ma insieme alla pazza estate del “liberi tutti”, alimentata anche dalle dichiarazioni di virologi riduzionisti, tra i principali responsabili dell’aumento dei contagi ci sono anche le scuole. Se è vero, infatti, che un indizio è un indizio, che due sono una coincidenza e che tre fanno una prova, di indizi per trascinare gli istituti, e in particolare quelli superiori, sul banco degli imputati ce ne sono a sufficienza. Intanto il netto abbassamento dell’età media dei contagiati: 53 durante la prima ondata, 44 oggi. Poi il fatto che l’esplosione dei contagi nella Tuscia si è registrata non due settimane (il periodo medio di incubazione del virus) dopo il rientro dalle vacanze, ma nella prima metà di ottobre, due settimane dopo la ripresa delle lezioni. Nelle scuole gli infettati totali, tra studenti, docenti e personale Ata sono stati 942 gli infettati, il 16,3% del totale dei positivi della seconda ondata. La parte del leone, grazie anche al disastro dei mezzi pubblici, l’hanno fatta le superiori (55% dei contagi) seguiti dalle elementari (26%), dagli asili (12%) e infine dalle medie (7%). “I protocolli nelle scuole sono stati rispettati”, ha detto Chiatti, facendo eco alla ministra Azzolina. Ma i numeri sembrano dire altro.