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Incubo tra le mura domestiche: “Da lui sempre botte e insulti”

Valeria Terranova
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E’ entrato nel vivo il processo a carico di un uomo, finito davanti al giudice monocratico Silvia Mattei, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni della ex compagna. “Una sera, nel 2017, mentre eravamo davanti a casa dei miei genitori, mi ha afferrato mentre avevo nostro figlio in braccio e ha iniziato a sbattermi la testa contro il finestrino della mia macchina sferrandomi poi un pugno in un occhio. Mia madre ci ha raggiunti e ha iniziato a picchiare anche lei, dandole calci e pugni, di tutto e di più - ha raccontato in aula la presunta vittima -, poi sono riuscita a chiudermi nell’auto con mio figlio tra le braccia che piangeva terrorizzato e ho chiamato i carabinieri che però non sono intervenuti, suggerendomi di andare prima in ospedale. Nel frattempo è arrivata una vicina che si è preoccupata sentendo le urla. Ma lui continuava a strillare e a insultarmi, sbarrandomi la strada. Poi qualcuno lo ha allontanato, così ho messo in moto per andare a casa, ma lui mi ha seguita e quindi ho dovuto fare dei giri alternativi, fino a quando non sono arrivata a casa mia e poi mi sono recata al pronto soccorso”. A seguito della querela presentata dopo l’accaduto, l’ex compagno le ha intimato alla donna di ritirarla per non avere conseguenze. “Una mattina ho trovato le ruote della macchina a terra e lo specchietto rotto. Gli pneumatici erano stati tagliati, ma sono andata avanti senza ritirare la denuncia” ha concluso la donna. La 40enne ha riferito di essere stata condizionata psicologicamente dall’uomo, il quale non le permetteva di truccarsi e comprare capi o accessori d’abbigliamento, conteggiando i soldi fino all’ultimo centesimo per fare la spesa al supermercato, denigrando spesso le sue capacità, accusandola anche di non essere in grado di fare nulla. I comportamenti dell’uomo si sarebbero ripetuti per tutto il periodo della convivenza. “In quel periodo tutti, familiari e amici, mi dicevano che non ero più io. Non mi riconoscevano più. Mi impediva anche di vedere i miei genitori o di sentirli al telefono. Aveva la capacità di manipolarmi, facendomi vedere una cosa sbagliata come se fosse giusta”. La donna, inoltre, ha dichiarato che dopo aver preso la decisione di interrompere la relazione, l’uomo la pedinava ovunque e dal balcone della sua abitazione lo vedeva appostato in macchina nelle vicinanze. E quando le capitava di incontrarlo in giro, la insultava dandole della “puttana” anche in presenza del bambino, al quale diceva che era “bugiarda” e una “cattiva madre”.