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Commerciante ucciso nel suo negozio di Viterbo, slitta la sentenza su Pang

Valeria Terranova
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Slitta al 14 dicembre la sentenza per Michael Aaron Pang, il 23enne statunitense di origini coreane, reo confesso dell’omicidio del commerciante 74enne Norveo Fedeli, per le repliche da parte del pm Eliana Dolce e dell’avvocato della parte civile, Fausto Barili. 
Ieri in aula davanti alla Corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei gli avvocati difensori dell’imputato, Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, hanno sostenuto che si sia trattato di legittima difesa da parte del loro assistito e in conclusione ne hanno chiesto l’assoluzione. 
“Se una storia viene raccontata male, il lupo diventa sempre cattivo”, con queste parole è iniziata l’arringa della difesa durata circa 5 ore. Gli avvocati hanno cercato di smontare la tesi accusatoria, sviscerando punto per punto i tratti salienti della dinamica omicidiaria, le accuse e l’aggravante della crudeltà, evidenziando anche alcune mancanze che ci sarebbero state nel corso delle indagini da parte degli investigatori e della Procura. Il giovane, secondo quanto ritenuto dal legale, avrebbe interpretato il comportamento del negoziante come aggressivo e si sarebbe difeso per istinto. Ha aggiunto che non può reggere l’accusa di rapina, in quanto il ragazzo non si era recato con questa intenzione e che il fine non era quello di uccidere il negoziante. 
Il 23enne, non era armato e non ha preso i soldi che dovevano essere contenuti nella cassa, oggetto che non è stato analizzato per verificare una eventuale presenza di impronte dell’imputato. Per quanto riguarda l’aggravante della crudeltà, l’avvocato Sicilia ha sostenuto che il giovane non ha infierito sulla vittima, come riferito dalla dottoressa Maria Rosaria Aromatario, la quale ha detto che tutti i colpi sono stati funzionali a causare il decesso del 74enne. In relazione, invece, allo schiacciamento del cranio della vittima, il legale ha fatto riferimento alla relazione dell’ispettore Massimiliano Gori, secondo il quale il 23enne deve aver perso l’equilibrio mentre era intento a spostare il corpo. Da qui la pianta della scarpa sul volto del commerciante. “Durante la discussione ho sentito descrivere Pang come uno psicopatico, in senso tecnico, e cioè come un soggetto egocentrico, egoista che sfrutta le persone per raggiungere i propri scopi. Ma Michael non è così. Michael Pang è entrato nel negozio senza armi e non ha frugato nella cassa e questo non è l’atteggiamento di un rapinatore – ha spiegato in conclusione l’avvocato Crescenzi - è un ragazzo che entra nel panico per quello che ha fatto. Lascia impronte ovunque e va via con la scarpa insanguinata avvolta in una busta di plastica. E questo non è il comportamento di un lucido rapinatore. Sono tutti comportamenti sconclusionati di un ventenne che si è reso conto di aver ucciso un uomo. E non bisogna tralasciare il fatto che ogni cultura ha dei gesti diversi e sicuramente ha interpretato il gesticolare del povero signor Fedeli come un attacco. L’istinto ha preso il sopravvento perché ha avuto paura”. La prossima udienza, dunque, potrebbe essere quella decisiva.