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Viterbo, a Belcolle si fa solo chirurgia d'urgenza

Beatrice Masci
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Due giorni fa un’ambulanza è rimasta davanti al pronto soccorso dalle 14 alle 19, con a bordo un paziente Covid, perché non si riusciva a trovare un posto in reparto. Viterbo non è Torino, e neanche Napoli, eppure anche a Belcolle ci sono ambulanze ferme, trasformate per forza di cose in mini reparti, con pazienti ai quali è fornito ossigeno in attesa del ricovero. 
A conferma di quanto sta avvenendo, le parole del dottor Stefano Innocenzi della Cgil Sanità: “Succede anche a Viterbo quello che sta avvenendo nelle grandi città. Succede che i mezzi di soccorso diventino insufficienti perché costretti a sostare per ore in attesa che il paziente sia ricoverato in reparto e per questo siano nell’impossibilità di rispondere ad altre richieste di intervento. Succede pure che gli operatori continuino ad ammalarsi di Covid nelle strutture sanitarie. Per questo la Asl sta reclutando personale. La verità è che la situazione è critica e non si riesce a far fronte all’emergenza. Tutto ciò, nonostante il personale continui a lavorare con abnegazione”. E grande umanità. Va detto.
A Belcolle succede anche che da qualche tempo tutti gli interventi chirurgici programmati siano stati sospesi e dirottati a Civita Castellana, Tarquinia e Acquapendente. Questo perché esso, ormai, è di fatto un ospedale Covid. In una piccola ala sono stati spostati i settori di chirurgia d’urgenza, cardiologia d’urgenza, pediatria, oncologia e ginecologia. Tutto il resto è Covid. Così come succede che sempre più spesso pazienti Covid siano dimessi non ancora del tutto guariti. Ed è per questo che la Asl ha messo in campo prima l’equipe specializzata che segue i malati a casa (in azione due Team Uscovid per i servizi domiciliari), poi l’albergo che ospita i pazienti dimessi ma non ancora negativizzati. Questo il motivo che ha indotto sempre la Asl a trasformare l’ospedale di Montefiascone in struttura temporanea Covid. La verità è che ci si prepara alla terza ondata, prevista tra gennaio e febbraio.
Che la situazione sia fuori controllo lo dicono i numeri: i casi accertati di positività viaggiano ormai da giorni oltre la soglia dei 150. Singolare, tuttavia, è che (è scritto nero su bianco nei bollettini quotidiani della Asl) i ricoveri siano scesi. Mercoledì, a fronte di 167 positivi, uno solo. Martedì, 151 positivi e nessun ricovero. Lunedì 204 positivi e un ricovero. Domenica 182 positivi e nessun ricovero. Il numero massimo di ricoveri, nelle ultime settimane, si è registrato il 30 ottobre (sette persone). 
Il virus è mutato con il tempo fino a diventare meno letale? Non sembra, visto che, se diminuiscono i ricoveri, i morti sono sempre tanti. Troppi. Mercoledì sono stati cinque, due martedì, uno il giorno precedente. Ma c’è stato anche un giorno in cui di morti se ne sono contati sette. Era il 29 ottobre. E sempre a proposito di numeri, nel bollettino della Asl sono evidenti quelli che si riferiscono al totale delle persone infettate e ricoverate nei vari reparti. Da diversi giorni sono quasi sempre gli stessi: 35 ricoveri a malattie infettive, 11 in terapia intensiva Covid, 65 in medicina Covid e 2 in strutture extra Asl. I numeri sono via via saliti nel corso delle ultime settimane per poi stabilizzarsi. Solo il dato relativo a medicina Covid, in alcuni giorni è salito a 67. L’ufficio stampa della Asl, in proposito spiega: “E’ successo che in alcuni giorni i numeri di dimissioni e ingressi siano stati gli stessi”. Singolare. Certo è che, a fronte dell’aumento dei contagi, i ricoveri totali restano gli stessi: oltre 35 a malattie infettive non si è mai andati, mai oltre 11 in terapia intensiva e mai oltre 67 a medicina Covid.
Secondo alcuni la situazione è vicina al collasso. Più di tanti ricoveri non si possono accettare, insomma. Del resto, anche il percorso per arrivare a un tampone è quanto mai accidentato: occorre telefonare al proprio medico e se va bene passano dieci giorni tra la richiesta e il tampone. In quei dieci giorni, però, il potenziale positivo, se non ha avuto contatti accertati a rischio, non è sottoposto a quarantena e gira tranquillamente. Questo è il motivo principale per cui il tracciamento è ormai saltato da settimane. In tutta Italia, non solo nella Tuscia. La richiesta di chiarezza su numeri e tamponi è avanzata da più persone, l’ultima in ordine di tempo la consigliera Pd Luisa Ciambella. Potrebbero presto, a giorni, chiederla anche gli uffici regionali che hanno l’onere di informare e comunicare al ministero della salute i dati reali sulla capacità ricettiva delle strutture sanitarie, in vista di ulteriori, probabili, nuove restrizioni in arrivo per diverse regioni. Tra i diversi indicatori che decretano il passaggio di una regione da un colore all’altro (rosso, arancione e giallo) anche quello, fondamentale, della capacità degli ospedali di accogliere e curare i pazienti. Non solo Covid, è chiaro.