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Coronavirus, svuotato ospedale di Montefiascone. La protesta del sindacato Confael: "Era l'unico senza contagiati"

Massimiliano Conti
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Si sa che la notte porta consiglio, e quella tra lunedì e martedì ha consigliato ai vertici Asl di Viterbo di chiudere l’ospedale di Montefiascone per trasferire pazienti e operatori sanitari a Viterbo. I primi probabilmente in qualche struttura privata, i secondi, almeno una ventina di lavoratori, al nono piano di Becolle: reparto Covid. In amore e in emergenza d’altra parte tutto è permesso, anche di smantellare un ospedale per concentrare tutte le forze sul presidio centrale.

“L’ennesimo atto estemporaneo e privo di logica da parte di questa direzione aziendale - tuona il segretario nazionale del sindacato Confael, Egidio Gubbiotto -. La Asl ha deciso di trasferire medici e infermieri tutti a Belcolle, mentre i poveri anziani ricoverati in medicina saranno ora sballottati chissà dove. Ricordo che quello di Montefiascone è rimasto in questi mesi sempre un ospedale ‘pulito’: non ci sono stati contagi, né tra il personale né tra i ricoverati. Adesso i lavoratori trasferiti nel reparto Covid di Belcolle invece rischiano, soprattutto coloro che hanno delle patologie e quindi delle prescrizioni mediche che però a chi dirige l’azienda sembrano non interessare".

Da lunedì 9 novembre quindi i 12 posti letto di medicina sono stati svuotati. Nel reparto, ricordiamo, sono in corso dei lavori di ristrutturazione: “Sarebbe interessante capire perché si sia atteso il mese di settembre, quando i contagi sono ricominciati a salire, per far partire degli interventi programmati che sarebbero potuti benissimo iniziare questa estate - è sempre Gubbiotto a parlare-. E’ comprensibile che l’attuale situazione sanitaria costringa l’azienda a dirottare gran parte del personale nella gestione del Covid ma l’emergenza non si gestisce sulla pelle dei lavoratori. E non è nemmeno concentrando tutte le forze sull'ospedale Belcolle che si risolve il problema. Anzi, si rischia di aggravarlo, perché aumentano i rischi di contagio per il personale sanitario, già carente e sotto stress. Questa poteva essere invece l’occasione per rilanciare ospedali abbandonati come Ronciglione e Montefiascone, senza dover ricorrere a costose convenzioni con le strutture private”.

Il segretario della Confael contesta anche la mancanza di ordini di servizio: “Tutte le disposizioni vengono date in maniera verbale, telefonicamente. Così se qualche dipendente si fa male durante il trasferimento, chi se ne assume la responsabilità in mancanza di direttive scritte?”.

Per Gubbiotto la Asl di Viterbo ha ormai perso totalmente il controllo della situazione: “L’aumento dei contagi è anche il risultato di una gestione approssimativa - conclude il sindacalista viterbese -. Manca del tutto una programmazione: chi naviga a vista rischia prima o poi di andare a sbattere”.