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Viterbo, violenza sessuale su minorenni: pakistano condannato a sei anni e mezzo

Valeria Terranova
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E’ stato condannato a 6 anni e mezzo il pakistano di 34 anni accusato di violenza sessuale nei confronti di 6 bambine e ragazzine, tutte tra gli 8 e i 16 anni. 
La sentenza è arrivata ieri mattina. Emessa dal gup Savina Poli, ha confermato le richieste del pubblico ministero Chiara Capezzuto, disponendo nei confronti del giovane, ex bracciante agricolo, a processo con rito abbreviato, anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e una provvisionale, per l’unica vittima costituitasi parte civile, di 5 mila euro come risarcimento danni. 
I fatti, come si ricorderà, risalgono alla primavera e all’estate dello scorso anno e avvennero in pieno centro città. Quattro bambine, in giorni diversi, denunciarono di essere state avvicinate dal trentenne che avrebbe tentato di palpeggiarle e spogliarle, ma fortunatamente tutte e quattro dissero di essere riuscite a divincolarsi e a scappare. 
La polizia, riuscì a risalire all’identità dell’uomo grazie all’incrocio delle testimonianze delle piccole con le registrazioni video delle telecamere di sorveglianza, dislocate tra piazza della Rocca e San Faustino. Da qui l’arresto. 
Il 34enne finì in manette due volte: prima a giugno e poi a ottobre. Dopo il primo arresto, tornò infatti in libertà a luglio, poiché non venne riconosciuto da alcune vittime in sede di incidente probatorio, le quali in quell’occasione si limitarono a ribadire solo la loro versione sugli approcci sessuali subiti senza appunto indicare, con certezza, come autore degli stessi, il bracciante agricolo. 
In seguito, arrivarono però le accuse di altre due 16enni e, da quanto è emerso nel corso delle indagini, al 34enne furono contestati altri due episodi avvenuti nel 2018 e a settembre del 2019. Episodi determinanti per far scattare il nuovo provvedimento restrittivo. 
Durante la penultima udienza del processo è stato proiettato in aula un video che, per l’accusa, inchioderebbe l’imputato. Di parere contrario la difesa, composta dagli avvocati Marina Bernini, Samuele De Santis e Loretta Fanelli, secondo i quali le riprese non fornirebbero alcuna prova schiacciante della colpevolezza del loro assistito. I legali hanno sostenuto, inoltre, l’estraneità del ragazzo rispetto ai fatti a lui contestati e hanno, pertanto, ritenuto che il contenuto dei filmati non possa considerarsi un elemento congruo con gli altri “approdi giudiziari”. 
“Rimane un processo pesantemente condizionato dalle modalità dello svolgimento delle indagini e, soprattutto, dall’ascolto delle minori – hanno dichiarato ieri mattina i difensori subito dopo la sentenza – e su questo, nei prossimi gradi di giudizio, non arretreremo”. Il che vuol dire che la difesa del giovane presenterà, subito dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di primo grado, ricorso in appello.